Una questione che solo il tempo potrà lenire, e solo attraverso la nostra costante, incessante attenzione. I dati parlano chiaro: la presenza di pesticidi nelle acque degli affluenti di Mella, Chiese ed Oglio è preoccupante. La situazione è stata fotografata dall’Ispra nel suo rapporto nazionale del 2016 “Pesticidi nelle acque“, e uno dei problemi principali sembrerebbe proprio la terribile eredità che i nostri genitori ci hanno lasciato.
Se il futuro, con l’espansione delle colture biologiche, sembrerebbe sulla via giusta per affrontare una sensibile diminuzione nell’impiego di pesticidi, il passato non lascia scampo: nelle acque sono disperse in quantità elevate sostanze e molecole di fitoprodotti che erano in uso 40 anni fa. Molte di queste, come l’atrazina, sono state messe al bando negli anni ’80, ma ancora si trovano in superficie e nelle acque sotterranee.
La rete della Provincia conta 50 punti di monitoraggio per le acque superificali e 63 per quelle sotterranee, sparsi per il territorio. Dai dati emersi le seguenti sono le zone in cui le analisi superano i limiti di sicurezza: il torrente Faidana (Sarezzo), il Garza (Bovezzo, Castenedolo), la Castrina (Cazzago), il torrente Laorna (Gussago), il Bambinello (Gottolengo), il vaso Fiume (Flero), e il Mella (nel tratto Pralboino – Casel Mella).


