28 anni, un bar frequentato dai giovani, una rinuncia ferma nei confronti delle slot machine. Tre erano le “macchinette mangia-soldi” presenti nel locale, ma Stefano Franceschini, esercente Rezzato, ha deciso di rinunciare ad ospitarle.
«Rinuncio a questo guadagno, sebbene sia comodo e facile, perché non voglio attirare la gente nel mio bar con l’inganno del gioco. Non voglio avere questo peso psicologico sulle spalle», confessa il giovanissimo gestore.
Stefano, che aveva ereditato l’attività paterna a soli 19 anni, ha dovuto aspettare la scadenza del contratto, arrivata sette mesi fa. Poi la decisione, lapidaria, anche se in molti erano interessati ad acquistare l’attività, che rappresentava l’ultimo locale a Rezzato in cui era possibile giocare d’azzardo (essendo ormai le “macchinette” bandite nel comune).
«Sono sereno», conclude Stefano, «mi prendo cura dei miei clienti, che vengono da me per il servizio che offro, non perché qui si gioca».


