In una riunione di redazione, il direttore mentre ci bacchettava sulla nostra mancanza di idee propositive per
il numero di agosto, se ne uscì con questa idea: “Fatemi un’inchiesta su come si divertono i giovani di casa nostra al giorno d’oggi”.
Ci guardammo tutti abbastanza sbigottiti, consapevoli di cosa significasse realizzare quello che doveva essere un vero reportage. Ci siamo tranquillizzati quando l’aspettativa non era di un vero lavoro sociologico che un giornale certo non può permettersi di svolgere, ma quantomeno era importante
riuscire ad avere una visione generale del fenomeno.
Ecco allora che ci siamo divisi i compiti, abbiamo fatto telefonate, siamo andati in mercati e oratori, bar e locali, parlato con chi i giovani li conosce da vicino e abbiamo
cercato di trarre delle conclusioni che qui, ovviamente
brevemente per mancanza di spazio, cerchiamo di esporre.
Innanzi tutto dobbiamo chiarire: per giovani intendiamo
una fascia d’età che va dai 14 anni ai 20/22 anni. Fatta questa doverosa premessa e consapevoli appunto di quanto poi ci possano essere eccezioni significative, diciamo subito che, pur non avendo passato da molto tempo quella fascia d’età siamo rimasti sorpresi dalle risposte, molte delle quali certamente non contraffatte dato che fornite da adulti che non avevano certo interesse a mentire.
Un primo dato che ci ha sorpresi e che contraddice quanto spesso si pensa riguarda i giovani e il denaro: c’è una sorta di pensiero comune che vuole i genitori generosi nel fornire soldi ai ragazzi per placare i loro sensi di colpa.
I ragazzi, dunque, spenderebbero e spanderebbero senza ritegno proprio perché non lavorando non hanno il senso dei soldi e ne hanno in grandi quantità grazie a genitori, nonni
e altri parenti. In realtà le cose non stanno affatto così. La maggior parte dei ragazzi (e di chi li conosce) afferma esattamente l’opposto.
I ragazzi, infatti, non avrebbero i soldi che vorrebbero e che “la società, i media” imporrebbero loro per soddisfare le loro esigenze. Detto in altri termini, quindi: se un tempo si era tutti poveri la cosa dava meno fastidio perché nessuno soffriva dato che non vi era questa necessità di beni, oggigiorno, invece, sono in moltissimi a soffrire per mancanza “di liquidità”.
Ecco dunque che scorgiamo i giovani che, rispetto a quanto si crede, non “ne hanno uno in tasca”, da un lato forse c’entrerà la crisi economica, dall’altro i genitori non sborsano così facilmente come si ritiene comunemente.
In quest’ottica vanno inquadrati anche gli episodi di furto
(statisticamente riguardano una minima percentuale, ma
comunque fanno riflettere) accaduto ad esempio i furti di
portafogli, auricolari bluetooth, biciclette, segnalati sia
all’oratorio di Molinetto e di Cilverghe che al Grest di
Molinetto.
Un altro aspetto, in parte legato a quanto appena detto,
riguarda i giovani e il divertimento. Parrebbe infatti un
binomio inscindibile. Sei giovane = ti diverti. E invece
anche qui ci si stupirà, ma i giovani non sono affatto
contenti.
Mentre si ritiene che da adulti, con il lavoro, la famiglia, le preoccupazioni i capelli diventino grigi e aumenti la tensione, in realtà i giovani sono tutt’altro che contenti. Sono, infatti, molto tristi, e addirittura circa uno su tre di quanti ne abbiamo sentiti noi dichiara di aver pensato almeno una volta al suicidio.
Altro che ormoni adolescenziali che fanno saltare e cantare tutta la notte, spesso vere e proprie depressioni, al punto che sono più coloro che non si sentono capiti rispetto a quanti dichiarano di venir compresi.
Ma veniamo al tempo libero. Anche stavolta: uno si immagina i ragazzi intenti a girovagare con gruppi di altri ragazzi, a passare le notti in discoteca o fuori da qualche bar, invece stupisce il fatto che i giovani soffrano tantissimo di solitudine.
Sembrerebbe di parlare con persone anziane, invece è veramente così: il comune denominatore di tantissimi ragazzi è proprio il non avere amici, il non fidarsi degli altri e soprattutto di non saper cosa fare.
La noia è un ingrediente comune nella maggior parte delle giornate dei ragazzi, specialmente in tempo di ferie. Ecco allora che lo stare nella propria camera a far niente, sdraiati, anzi, allettati come se si fosse in un ospedale, è qualcosa di molto comune.
La televisione regge ancora, ma perde sorprendentemente
(o forse neanche tanto) i colpi rispetto a un tempo. Sicuramente il fatto che non vi sia solo la televisione generalista ma tutta una serie di canali tematici fa sì che
sia difficile confrontarsi su un programma con gli amici,
data la vastità dell’offerta che, come sempre in caso di
inflazione, genera poi deprezzamento.
I videogiochi, sebbene non se ne parli molto, continuano a occupare una buona parte delle ore libere dei ragazzi. Fa sorridere il fatto che tra prime mete nominate dai
giovani per stare con altri giovani ci siano “i centri commerciali”.
[L’intervista continua sul numero di Agosto]


