Cava Casella: si concretizza la possibilità della discarica da 63 milioni. Sgomento tra la cittadinanza.

Cava Casella: si concretizza la possibilità della discarica da 63 milioni. Sgomento tra la cittadinanza.

Non son bastate le opposizioni ferme delle Amministrazioni comunali, degli ambientalisti e dei cittadini: il business da 63 milioni di euro è stato più forte di qualsiasi opposizione. Un giro di affari immenso che si localizza, ancora una vola, in quella che è ormai diventata “la discarica d’Italia“, la Provincia di Brescia.

La zona dell’ex cava Casella, a Rezzato, ha ragioni ben precise per diventare la discarica “Casella 2“, anzi, ha 63 milioni di ragioni, fermamente messe in gioco da Garda Uno.

La Provincia ha approvato il progetto in una sua versione dimezzata rispetto alla precedente versione, rigettata anche dalla Regione.

Questi affare, per arricchire i pochi, sono fatti sulla pelle dei tanti, del territorio, già ormai stressato da decenni da cave e discariche. Gli abitanti sono stufi, le Amministrazioni sono stufe, il territorio soffre, ma il denaro riesce a travalicare qualsiasi lamentela, atterrando sul senso comune come un durissimo macigno.

Per Codisa è già tempo di pensare un ricorso al Tar per questo “via libera”. Francesco Venturini, coordinatore, spiega come sia prima necessario vedere le carte, ancora non rese nota, e capire le posizioni di Arpa e Ats.

Da Garda Uno, il presidente Mario Bocchio, replica che il danno ambientale non è elevato, e che il servizio è necessario. 

Ai posteri l’ardua sentenza.