Forse è l’atto più eversivo che si possa compiere. Non c’è infatti nulla di strano nel non acquistare un libro di poesie. E’ normale. E’ banalmente scontato che un libro (anche scontato) di poesie non venga preso. E’ anomalo il contrario. Le ragioni sono eterogenee e non possiamo qui neppure accennarle, certo oggi la verità viene palesata in sedici/noni, mentre la poesia è merce di contrabbando, sempre, perchè come tutto ciò che è essenziale non è ascrivibile ai doveri in agenda, così come non si scrive in agenda l’appuntamento con l’amante.
Il tempo per la poesia è sempre tempo rubato a qualcosa, ma è giusto sia così. La poesia di Prandini, poi, si carica di un suo algoritmo esistenziale che scaturisce dal suo essere medico, scrittore (lo definii il norcino della letteratura) e ambasciatore di volontariato, un volontariato intessuto di scienza, filantropia, etica.
Se l’Albatros del titolo fa echeggiare Baudelaire, da un punto di vista strettamente compositivo conserva dei tratti che ricordano Ungaretti; anche gli scatti immdiati – ipotiposi si direbbe in critica – sono come pennellate impressioniste che comprovano quanto sia vero che le immagini poetiche si completino dalla decodifica dei destinatari.
Nello scorrere i vari componimenti si avverte quanto Prandini sequestri ogni formalismo per apostrofare con il “tu” fiumi e angeli, capelli e ombre, risposte e stagioni.
I suoi scritti sono tavole anatomiche dove ogni fisiologia ritrova se stessa, perchè l’episodio contornato ogni volta è transfer per chiunque vi si approcci.
Le stesse raffigurazioni che accompagnano i testi (chiamateli disegni, fumetti, chiamateli vignette, manga, o come vi pare) sono rappresentazioni emotive che esulano dal contenuto specifico, esattamente come nei componimenti poetici, dove il testo travalica il contesto.
Ecco dunque perchè è essenziale questo libro di Valentino Prandini. Perchè nel termine essenziale c’è “essenza”, l’essenza di ciò che non può non-essere. E l’essenziale è sempre apparentemente non fondamentale, invece, lo è, fondamentale, perchè è fondamento, è base per tutto il nostro orizzontarci nel mondo la percezione, come aveva intuito Levinas, che l’identità (del singolo come delle società) non risiede nel soggetto, ma nella relazione.
E proprio questo fa la poesia, tessere quel collante relazionale superando le barriere della concretezza autoreferenziale e “particulare” per abbracciare una visione più piena dell’uomo in ogni sua dimensione.
Prandini nel momento nel quale si eleva come poeta in realtà si abbassa a medicare più che mai gli inciampi quotidiani. L’uomo è talvolta malato, qualcuno è povero, ma è sempre in ipossia di bello e di vero.
Questa è un’urgenza che va placata in molti modi: questo è tra i migliori.
Il libro, con prefazione del Prorettore dell’Università Cattolica Mario Taccolini, verrà presentato a Paderno Franciacorta il 7 giugno 2019 alle ore 19.45 presso Palazzo Guaineri, all’interno di uno spettacolo intenso che non può esser disertato (in caso di maltempo la serata sarà posticipata all’8 giugno).
Il ricavato della vendita del libro (euro 15) e le offerte della serata saranno devolute a sostegno dell’Ospedale di Bor in Guinea Bissau.


