Dopo l’articolo del mese scorso di Edda e le difficoltà incontrate nell’adozione, ecco l’intervento di due genitori.
Buongiorno,
siamo un coppia e volevamo commentare l’articolo sul Punto di novembre relativo al percorso adottivo. Prima di tutto l’iter adottivo è un percorso genitoriale perché un figlio ha diritto ad avere due genitori. E’ vero non tutti hanno questa fortuna per cause di diverso genere ma, dato che stiamo parlando di bambini con profonde cicatrici, si cerca di offrirgli la condizione migliore.
Partiamo dal presupposto che la disponibilità all’adozione la dà una coppia che ha un forte desiderio di genitorialità, quindi parte da un proprio bisogno ma non dobbiamo dimenticare che sono i bambini e i loro bisogni al centro dell’adozione.
Per quanto riguarda il matrimonio, è vero, bisogna essere sposati da poco o da tanto è indifferente basta che ci siano almeno 3 anni di convivenza dimostrabili. Ovviamente questo serve per tutelare i diritti dei bambini e inoltre è una clausola obbligatoria per le adozioni in alcuni paesi esteri.
Per quanto riguarda le adozioni nazionali bisogna sfatare un mito… Le adozioni nazionali rispetto a quelle internazionali hanno un costo nettamente inferiore per la famiglia e quindi sicuramente più accessibile anche per le famiglie meno abbienti ma non è detto che occupi meno tempo. Si può essere scelti da un tribunale nazionale per un’eventuale adozione. Si viene convocati con altre famiglie e, a coppie, si “chiacchera” con l’equipe delegata che alla fine sceglierà la coppia più adatta. Ma la cosa importante da sapere è che il bambino di cui non ti danno nessuna informazione fino alla scelta della famiglia, è nato su suolo italiano ma potrebbe essere di qualsiasi etnia ed età.
In ogni caso a tuo figlio non puoi negare il suo passato, è il fardello che si porta dietro fa parte di lui e della sua storia. Inoltre come si può fargli credere di essere un figlio biologico, è un segreto di Pulcinella… prima o poi verrebbe sicuramente a saperlo e il trauma potrebbe essere maggiore. Inoltre, non neghiamolo, per entrare in relazione con i propri figli bisogna sapersi confrontare anche con la loro dolore e non negare una parte di loro.
Parliamo ora del percorso preadottivo, i documenti richiesti dal tribunale sono leciti, come già evidenziato prima, ad un bambino bisogna dare stabilità per poter crescere e, sicuramente il futuro potrà celare delle sorprese, ma al momento della valutazione di idoneità la famiglia adottiva deve avere le carte in regola. Edda ha elencato una serie di documenti che riguardano la salute, il reddito familiare, la fedina penale e il documento firmato dai nonni. Vorremmo soffermarci su quest’ultimo che sembra inutile e pretenzioso. In realtà è importante perché i nonni si prendono la responsabilità di fare i nonni anche di un nipote adottivo e i bambini vengano accettati anche da essi. I bambini hanno bisogno di stabilità e i nonni sono una risorsa importante.
Accenniamo anche noi al discorso età dell’adottato e poniamo solo questa domanda: se un bambino ha 8 anni non ha diritto ad avere una famiglia? E’ troppo “vecchio”?
Il percorso preadottivo prevede una serie di incontri con assistente sociale e psicologo inizialmente a gruppi con altre coppie che vogliono intraprendere questo cammino. Successivamente, dopo la presentazione della domanda in tribunale, incontri privati a cui presiedono la coppia insieme all’assistente sociale e lo psicologo. Sono incontri arricchenti che, se vissuti bene, uniscono la coppia e schiariscono le idee a livello personale. Non neghiamo che certe volte ti mettono alla prova e non poco ma è solo raggiungendo un buon livello di consapevolezza che si può affrontare l’adozione. Questi percorsi servono all’equipe valutativa per stilare una relazione obiettiva da inviare al giudice che seguirà il caso mentre alla coppia di preparasi per un futuro familiare. Questo periodo è utile per una elaborazione della scelta, per capire e decidere se effettivamente è la strada che si vuole intraprendere. Fatto questo si passa la palla al giudice che, con la sua equipe, decide l’idoneità della coppia. Una volta che la coppia è idonea si entra in un periodo di attesa. Il tribunale inserisce i nominativi nelle liste e solo quando riterranno che ci possa essere affinità tra la storia della coppia e il bambino proporranno l’abbinamento.
Vorremmo sottolineare inoltre che molte coppie arrivano al percorso adottivo non più giovanissimi e con un percorso difficile e complicato legato ad aborti ed inseminazioni fallite. Sono cicatrice importanti che potrebbero avere delle ripercussioni nell’accettazione di questo tipo di genitorialità, questo spetta all’equipe valutare.
Relativamente all’adozione nazionale non sappiamo altro, sappiamo che esiste un periodo pre-adottivo ma non sappiamo esattamente come si sviluppa.
Per quanto riguarda l’adozione internazionale invece, una volta scelta l’associazione che seguirà la pratica, bisogna seguire le leggi dello stato scelto che variano da paese a paese.
Vorremmo sottolineare che nell’adozione un bambino non si può e non si deve scegliere, non siamo al supermercato. Una coppia si rende disponibile all’adozione nella sua totalità e non bisogna selezionare i bambini come se fossero figurine di calciatori. I bambini che necessitano di una famiglia sono bambini da adottare, non ci sono bambini di serie A perché neonati, caucasici e sani e bambini di serie B e oltre perché neri, grandi o con qualche problema sanitario.
Ah dimenticavamo, abbiamo 4 figli tra adottivi e biologici. La nostra esperienza è positiva. Le più grandi fatiche non sono state però prima dell’abbinamento ma durante la convivenza perché noi dobbiamo imparare ad essere genitori e loro figli, la teoria è una cosa, la pratica è decisamente un’altra. Insegnare il senso e il valore della famiglia non è un lavoro semplice e scontato. Accettare che le nostre aspettative non vengono molte volte esaudite è un lavoraccio. Accettare che i figli li cresci ma non li possiedi perché hanno una loro identità è un’altra fatica. Vederli certe volte fragili, soprattutto durante l’adolescenza, perché le cicatrici del loro passato riemergono prepotentemente non è facile.
Noi possiamo dirti però che abbiamo trovato uniche e speciali entrambe le genitorialità che portano fatiche, impegno e molto lavoro fisico e psicologico sia personale che di coppia ma anche tanta gioia. Ci troviamo a guardare ogni figlio con amore indipendentemente dal posto da cui arrivano e a quale età sono entrati a far parte della nostra famiglia.
Cara Edda, rimaniamo a disposizione se vuoi avere un confronto con noi. Abbiamo fatto il vostro stesso percorso più di 10 anni fa ma conosciamo benissimo il turbinio di emozioni che si prova, se possiamo esservi di aiuto…volentieri.


