Spedizione Razzista Contro un Bar Rezzatese: Svastiche, Sessismo e Gravi Danni agli Ambienti

Spedizione Razzista Contro un Bar Rezzatese: Svastiche, Sessismo e Gravi Danni agli Ambienti

Ha dell’incredibile e del raccapricciante quanto accaduto a Rezzato. Violenza sorda, cieca e muta contro un bar gestito da un’italo-marocchina. Il raid si è consumato nella notte intercorsa fra le giornate di Domenica e Lunedì. 

Sedie e tavoli ribaltati, porta forzata, vetrina non del tutto sfondata ma completamente inutilizzabile. Più che i danni materiali al bar, però, a ferire la proprietaria e la comunità rezzatese sono le parole e i simboli malamente riprodotti sui pavimenti. Svastiche, insulti razzisti e sessisti rivolti alla 36enne Madiha Khtibari.

Spetterà al Reparto Operativo e alle compagnie di Brescia far luce su questo grottesco episodio. Stando alle testimonianze dei vicini, nessuno avrebbe sentito o visto nulla. Il bar era stato aperto circa un anno e mezzo fa: fin da subito era stata fatta una scelta di civiltà. Il no alle slot machine avrebbe dovuto selezionare la clientela, ma non sono mancati episodi sgradevoli. Approcci tutt’altro che amichevoli, nei confronti della donna impegnata nell’attività, che, davanti ai rifiuti, presto mutavano in insulti.

L’Associazione Diritti per Tutti e il Centro Sociale Magazzino47 hanno indetto una manifestazione di solidarietà per testimoniare la vicinanza della comunità. Questa è prevista per oggi alle ore 18.30 davanti al bar stesso. Un aperitivo contro la codardia dei fanatici che si sono macchiati del reato.

Un’azione che purtroppo non resta isolata all’interno del panorama bresciano: numerose le azioni di inciviltà promosse dai gruppi neo-fascisti e ne- nazisti locali. Basti ricordare gli ordigni recentemente posti dinnanzi all’abitazione del Sindaco di Collebeato, reo di aver temporaneamente ospitato delle persone in difficoltà. 

Un evento che si colloca a ridosso della Giornata della Memoria: un orrore nazista che forse cominciò 80 anni fa, ma che ancora perdura ben oltre la sconfitta militare del regime che lo sostenne. Una costante orribile: l’odio che ammala la società agisce come un parassita, difficile da debellare e a lungo celato agli occhi dei più. Questi lavora, silenzioso, finché non ritiene di poter levare il capo e minacciare la Pace. La cura si chiama coraggio. Coraggio di dire la verità, coraggio di opporsi con forza, coraggio di comportarsi con onore e giustizia. Forse così, pian piano, questo parassita nero, finalmente, scomparirà.