Il 22 luglio 2018 a Rezzato venivano sequestrati 31 kg di hashish e contestualmente erano arrestati 3 pregiudicati. L’indagine, denominata Sweet Water, si è allargata a partire dall’ottobre seguente e ha permesso di svelare un’associazione a delinquere che travalicava i confini nazionali. Il primo passo è stato individuare la rete che portava hashish e cocaina spagnole in territorio bresciano.
A seguire, questo settembre nuovi arresti nei territori di Brescia, Milano, Bergamo, Mantova, Lodi, Alessandria, Novara, Varese, Parma e Piacenza rivelando che gli arresti del 2018 erano solo la punta dell’iceberg di un’operazione ben più grossa. I carabinieri bresciani, con i colleghi degli altri territori, hanno eseguito l’ordinanza di misura cautelare emessa dal gip di Brescia.
Sono state 30 le persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari e di appropriazione indebita. Alcune di queste sono state messe in carcere ed altre bloccate agli arresti domiciliari o interdette dalla professione dell’attività di imprenditore per la durata di un anno. A quanto pare l’associazione emetteva grosse fatture attraverso società fittizie che hanno consentito all’operazione fraudolenta un ricavo di almeno 32 milioni nel 2018-2019.
Molti anche i sequestri per un valore di 15 milioni che i carabinieri hanno effettuato nell’ultimo mese. Tra questi quote di 4 imprese commerciali, una villa a Chiari, 4 appartamenti tra Brescia, Milano e Bergamo, 7 autorimesse, un magazzino commerciale, 6 quote proporzionali di abitazioni, 5 quote proporzionali di autorimesse, 2 terreni in provincia di Brescia, 250 conti correnti e denaro contante.
Ora continua la ricostruzione del quadro che si fa, giorno dopo giorno, sempre più chiaro. Quel 22 luglio a Rezzato chissà chi si sarebbe mai aspettato di essere davanti ad un’operazione di tale portata.


