Il 30 settembre 1921 l’Italia era sotto il regno di Vittorio Emanuele III e, per intenderci, era finita da poco l’ultima presidenza del consiglio di Giovanni Giolitti in favore di Ivanoe Bonomi. Erano gli anni del post-guerra in un periodo di grandi incertezze che sarebbero culminate nel 1922 con la marcia su Roma e la presa di potere del fascismo.
Proprio in quel giorno, a Rezzato, veniva alla luce Giovanni Lazzari che quest’anno ha spento 100 candeline. Insignito della medaglia d’onore partecipò al secondo conflitto mondiale essendo stato chiamato alle armi nel 1941, quando aveva solo vent’anni. Il destino lo mandò in Grecia dove fu assegnato alle cucine. Fu preso dagli ex-alleati tedeschi dopo il ’43.
La deportazione durata 17 giorni culminò con la prigionia in un campo di concentramento in clima, che racconta, di estrema severità e disumanità. Quasi nulla da mangiare e da dividere con i compagni. L’interessamento di un cappellano con parenti proprio a Rezzato gli favorì il trasferimento in un altro campo che, benché sempre durissimo, concedeva qualcosa in più per sfamarsi.
Dopo la liberazione compì in un mese il viaggio di ritorno verso la sua Rezzato in cui vive tutt’oggi. Nonostante l’età, la recente e dolorosa scomparsa della moglie Pasquina e la pandemia, Giovanni riesce ancora a dedicarsi alle proprie faccende e a cucinare per sé. Una vita di sacrificio e sofferenza che ha saputo donargli anche soddisfazioni. Prima tra tutte la costruzione della propria famiglia, già avanzata di alcune generazioni.
Lui è il primo uomo di Rezzato a raggiungere il secolo di vita e ci insegna quanto sia importante sapersi rialzare dopo le peggiori sofferenze e continuare a camminare per il sentiero della vita.


