Hikikomori (in giapponese stare in disparte) è un disturbo che porta l’individuo a isolarsi. Gli eremiti sociali si isolano dal mondo e vivono in solitudine la loro difficile condizione di infelicità. Si stima che in Italia ci siano 100mila persone Hikikomori e che il 15% del totale sia in Lombardia.
Un ragazzino di Mazzano vive in questa complessa e difficoltosa situazione. Da dicembre 2020 il giovane assume anche una cura farmacologica prescritta da uno psichiatra. Le prime avvisaglie si erano già intraviste alle scuole elementari, dove l’alunno si ritirava spesso in bagno. Poi, tutto si è ulteriormente amplificato con l’avvento del lockdown che ha di gran lunga peggiorato i rapporti interpersonali di ognuno. La condizione, in più, ha reso difficile la frequentazione scolastica tanto che il ragazzino, anche in Dad, non è riuscito a frequentare molte delle lezioni.
La scuola aveva dunque stabilito che l’alunno non raggiungesse i requisiti necessari per l’ammissione all’esame di terza media. Dopo la non-ammissione la famiglia ha dunque fatto ricorso al Tar che ha imposto ai docenti di approntare un esame ad agosto e permettere al ragazzino di affrontare il passo finale a conclusione del primo ciclo d’istruzione. Dopo l’opportunità data, però, la commissione d’esame ha decretato che l’alunno non avesse le competenze e conoscenze necessarie per affrontare il cammino alla scuola secondaria di secondo grado. La famiglia ha nuovamente fatto ricorso e il Consiglio di Stato, però, in data 22 settembre, ha stabilito che l’esame fosse da rifare mediante adozione di misure specifiche, che tengano conto del particolare bisogno educativo speciale del ragazzo. Una piccola vittoria per la famiglia e per il ragazzo che ora, però, dovranno ripresentarsi all’esame. Se il ragazzo riuscirà a superare la prova potrà frequentare l’istituto professionale sul Garda, al quale era stato pre-iscritto.


