Compare anche il nome di Mazzano nella triste vicenda raccontata a varie riprese su diverse testate nazionali (quali Il Giorno e Repubblica). Secondo le attuali ricostruzioni sarebbe stato inscenato un finto sequestro di Al Quaeda, poi tramutatosi drammaticamente in un fatto reale.
La cronaca mostra ancora alcuni lati oscuri della vicenda, ma certamente è spiacevole dover raccontare come siano in corso accertamenti per il gruppo che avrebbe operato partendo dal bresciano. Il gup del tribunale di Roma, Marisa Mosetti, ha recentemente accolto la richiesta della difesa e il processo è stato trasferito dalla capitale a Brescia per far coincidere la sede di giudizio con la competenza territoriale in cui il fatto sarebbe avvenuto.
Secondo le ipotesi giunte fin ora un gruppo formato da una decina di uomini avrebbe pianificato una messa in scena di rapimento da parte di Al Quaeda, per poi intascarsi l’eventuale riscatto pagato dal nostro Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Sarebbero state inviate alcune foto e addirittura girati dei video per rendere più credibile il tentativo di truffa. La vicenda, però, avrebbe avuto un risvolto drammatico: il finto prigioniero sarebbe stato ceduto realmente ai jihadisti che lo avrebbero detenuto per parecchio tempo.
I capi di accusa coinvolgerebbero in maniera differente i vari indagati e riguarderebbero, truffa e simulazione di reato.


