FRANCESCA DOTTI, UNA CENTENARIA di Rezzato

FRANCESCA DOTTI, UNA CENTENARIA di Rezzato

Nasce nel lontano giugno 1922 il giorno 15 metà anno metà mese come dice lei sorridendo,

alla domanda quando sei nata: in un paesino della Franciacorta in provincia di Brescia.

Si chiama Dotti Francesca.

Seconda di tre sorelle da madre casalinga e padre ferroviere.

Era macchinista, mi ha raccontato, dell’allora fumante locomotiva a vapore sulla linea che

 collega la città di Brescia con Edolo costeggiando il lago d’Iseo e percorrendo tutta la valle

Camonica. Purtroppo per un male incurabile lascia vedova la moglie e orfane le tre figlie.

Francesca ha 6 anni e frequenta la prima elementare.

Trascorso un periodo di tempo, non ricorda quanto, la mamma si risposa con un cugino del

primo marito pure lui vedovo da poco con quattro figli, due maschi e due femmine tutti più giovani

 di Francesca e le sorelle. Si forma perciò una nuova famiglia: marito moglie e sette fratelli cinque

femmine e due maschi a cui si aggiungerà un altro maschio frutto dell’unione della nuova coppia.

Coniando il detto tanto caro a Francesca: i miei, i tuoi, i nostri.

Ritorniamo alla nostra Francesca che dopo le scuole elementari, ha frequentato pure la quinta,

a quei tempi non tutti arrivavano alla quinta, ha incominciato a fare la servetta nel vicinato.  

Trovato un posto in fabbrica in un paesino, vi si trasferì settimanalmente; tornando a casa la domenica.

Era il periodo Pre-seconda guerra mondiale; la fabbrica produceva pallottole.

All’inizio del conflitto mondiale conosce colui che diventerà suo marito e ha poco meno di 19 anni!!

Decidono di sposarsi nonostante la guerra. Un anno dopo non ancora ventenne diventa madre del primo

figlio. Ne nasceranno altri 3 con cadenza biennale e dopo l’intervallo di 8 anni il quinto per un conto

di tre maschi e due femmine.

Con il marito, operaio in una fabbrica della città, lei casalinga, gestiscono egregiamente le risorse con tanto lavoro, tanti sacrifici e con cinque figli giovani riescono a costruirsi una casetta.

I figli crescono, si sposano tutti, cominciano a nascere i nipoti, diventa nonna.

Il marito raggiunge l’età della pensione: per loro è arrivato il momento di godersi una vita serena dopo

tanti anni di lavoro e sacrifici. Il destino a volte è crudele, dopo poco tempo, lei ha cinquantacinque anni,

il marito la lascia vedova a causa di un male incurabile. Ha vissuto e sta vivendo tutt’ora in casa col figlio

e con la nuora. Ha nove nipoti quattordici pronipoti.

Questa è la vita della mia mamma.

Insieme ai miei fratelli La ringraziamo per tutto l’amore e gli insegnamenti che ci ha dato.

Onorati e orgogliosi di essere suoi figli.

 

Gianfranco Albini e fratelli.