Le distorsioni cognitive inconsapevoli (“Bias”), sono una causa e un effetto della rigidità mentale. Contribuiscono a rappresentare la realtà creando certezze precostituite, pregiudizi e sono frutto del bisogno di coerenza. Sono anche delle scorciatoie che prende il nostro cervello quando deve interpretare una situazione. La mente umana somiglia più a un elaboratore che a una macchina fotografica fissa. Ogni atto mentale è uno sforzo per dare un significato alla realtà, per comprenderla. Così sono i giudizi, le convinzioni, le previsioni sul futuro, il ricordo di esperienze passate. Se sei un ottimista non sarai certo ansioso o sfiduciato come chi, al contrario, sospetta e teme il futuro. In ogni caso, però, il “mondo interiore” sarà dotato di una certa coerenza. Non è la verità, infatti, il primo obiettivo della mente, né la felicità. Ma la coerenza. In passato ti sarà certo capitato di entrare in contatto con un’informazione contraria alla tua radicata certezza. Potresti aver risolto questa dissonanza cognitiva cambiando idea, cioè abbandonando il tuo vecchio modo di pensare. Ma è più facile ignorare o minimizzare quell’informazione che ci contraddice, restando ancorati alla convinzione iniziale. Le distorsioni cognitive si alimentano delle sue stesse certezze e sono frutto del bisogno di mantenere in ordine quest’ultime. Ecco le prime due più comuni. 1. SELEZIONE DELLE INFORMAZIONI O DELLA CONFERMA Si opera una selezione delle informazioni se si considerano solo i dati in accordo con le proprie convinzioni e ignorando o sottovalutando quelli che non lo sono e le contraddicono. Inoltre a conferma della nostra narrativa esigiamo poche prove o addirittura nessuna, mentre per accettare un fatto che ci contraddice le nostre idee esigeremo tantissime prove. un esempio Un conferenziere ansioso, intento a parlare a un convegno, si lascia prendere dal senso d’inadeguatezza. Neanche a farlo apposta, proprio in quel momento nota una signora, a lato del palco, che sbadiglia; un ragazzo, più indietro, chino sul cellulare; un signore, in fondo alla platea, che si alza ed esce dalla sala. Quanti, fra il pubblico, gli stanno prestando attenzione? Non importa: il comportamento di quei tre è sufficiente a confermargli di non essere all’altezza. un consiglio L’astrazione selettiva delle informazioni ci frega perché per comprendere la realtà occorre considerarla nella sua interezza. Se vuoi evitare questo errore prova a porti nella prospettiva di un osservatore esterno, neutrale che vuole solo considerare tutte le informazioni in suo possesso. 2. LA GENERALIZZAZIONE Si generalizza quando si estende, senza ragioni fondate, l’interpretazione di un singolo evento ad altri con caratteristiche simili. Generalizzare significa farsi un giudizio globale sulla base di un episodio particolare estraendo regole assolute da casi singoli. “Se è accaduto questa volta, accadrà sempre”; “Se è vero ora, lo sarà anche in futuro”. Un esempio: Uno studente si presenta ben preparato al suo primo esame universitario. In attesa di essere interrogato, tuttavia, vede che il professore è un osso duro; è preciso, esigente, ne boccia tanti, compreso lui. Qualche ora dopo, a casa, travolto dallo sconforto si abbandona a una cupa profezia: “Nonostante l’impegno, non ce l’ho fatta… Mi andranno male anche i prossimi esami!”. Generalizza chi, per esempio, tradito da un partner non si fida del successivo o chi, ottenendo un insuccesso, si convince di essere un completo fallimento. Un consiglio: Annota le tue generalizzazioni e, a posteriori, confrontale con la realtà. Scoprirai che, con le dovute accortezze, la maggior parte di ciò che di negativo ti accade non per forza deve ricapitare. Nel prossimo articolo vedremo altre distorsioni tipiche.


