Io, mamma orgogliosa di un figlio (futuro) carabiniere

Io, mamma orgogliosa di un figlio (futuro) carabiniere

Sulle pagine del giornale ospitiamo la rubrica “Dillo col Punto” dove i lettori possono rivolgersi direttamente a qualcuno. Stavolta abbiamo fatto
una eccezione e abbiamo dedicato mezza pagina (solitamente la rubrica prevede uno spazio più ridotto) a una mamma che vuole portarci a
riflettere su un tema davvero importante, quale è quello di un figlio che decide di compiere una precisa scelta di vita: diventare carabiniere.
Ecco le sue parole:

“Questo sfogo liberatorio verso mio figlio mi piace condividerlo con i lettori
del giornale. Quando qualche settimana
fa mi ha confidato la sua volontà di diventare carabiniere, non lo nego, è come
se mi sia stata scaraventata
una tegola sulla testa. Mi
vergogno ora, mi vergogno
tanto a scriverlo, ma è così.
Ho cercato di dissuaderlo.
Poi, per fortuna, ho incontrato un amico psicologo e
mi ha fatto riflettere e ora
posso dire che le mie paure
erano egoistiche. Io non volevo il suo bene, ma soltanto
il mio. E ora che ci penso
nemmeno il mio. Perché una
mamma non può essere felice se non lo è suo figlio.
Quante notti pensando a
cosa avrebbe potuto capitargli durante la vita? Quanti delinquenti avrebbe
incontrato? Gente che, senza il minimo
scrupolo, lo avrebbe magari ammazzato
pur di non scontare la pena che meritava
per le proprie opere illegali. Come avrei
potuto sopravvivere a mio figlio nella
malaugurata eventualità…
Io non sapevo anche il tanto bene che
tocca queste persone, io ero ferma, prima che mi aiutassero a comprendere,
ai ladri, agli assassini, ai violenti con
i quali la televisione ci mostra hanno a
che fare le forze dell’ordine. Dunque un
mondo fatto di sofferenza, di dolore, a
contatto con gli aspetti peggiori della
società. Non sapevo, dico una tra le mille
mansioni, che ad esempio i carabinieri
si recano nelle scuole per incontrare e
tenere lezioni ai ragazzi o che aiutano
persone in alcuni casi di difficoltà.
Poi ho compreso, invece, l’orgoglio,
il grande onore che la vita mi aveva riservato dandomi la possibilità di avere
un figlio pronto a morire per dei valori.
Oggigiorno, io per prima, viviamo in un
mondo così chiuso in se stesso per cui
l’unica cosa che conta è il proprio tornaconto, il proprio interesse, il denaro, la
propria ascesa sociale.
Io certo ho sempre cercato di insegnare
a mio figlio i valori di onestà, di correttezza, di altruismo, di filantropia ed
evidentemente posso, simpaticamente
parlando, dire che sono stata anche io
la causa di questa sua scelta, dove gli
altri vengono prima di se stessi, dove la
società viene prima del singolo, come insegna la costituzione, dove si è realizzati
nel cooperare alla giustizia.
Questo scritto voglio proprio giunga a
tutti quei genitori che, magari come me,
sulle prime sono titubanti, perplessi o
spaventati.
Non c’è da aver paura di aver paura.
Ecco. Questo il mio messaggio. Se un
nostro figlio vuol diventare poliziotto,
carabiniere o entrare in altri corpi non
pensate che sia un incosciente, è esattamente al contrario: ha coscienza! Ha
molta coscienza! E vi dirò di più: ha anche paura. A me sembrava strano: ma
come, se hai paura perché lo fai? E poi

ho capito che la paura è quella necessaria che ti fa evitare di compiere passi falsi,

che ti insegna fino a dove puoi spingerti, se non avessimo paura saremmo
già tutti morti. Quindi è una sensazione
sana. Questo però non ci impedisce di
compiere qualcosa di grande. Le forze
dell’ordine sono gli eroi della nostra società e chi sta loro accanto partecipa in
qualche modo a questi atti perché vive
nella stessa circonferenza.
Una cosa è certa: se un ragazzo (o una
ragazza, perché no, è lo stesso) sceglie
questa strada non lo fa a cuor leggero,
come potrebbe essere per altre professioni. Non lo fa con superficialità, ma
c’è dietro tutto un vissuto, un pensiero,
una meditazione che vanno rispettati e
accolte, non certo osteggiate. Non sono
decisioni che si prendono da un giorno
all’altro o sulla base di facili entusiasmi,
anche perché poi si è accompagnati e
aiutati, non sono da soli.
Chiedo scusa dunque a mio figlio perché avrei dovuto subito gettarmi al suo
collo, abbracciarlo e con le lacrime agli
occhi mostrare la mia stima. Per questo invito tutte le mamme e i papà (ma
soprattutto le mamme in questi casi!) a
essere fiere dei propri figli qualora intendano compiere questa scelta di vita,
una scelta difficoltosa, certo, che prevede tante rinunce, sacrifici, fatica, ma è
nell’ottica di un bene più grande di quello legato alla singola persona,

è l’impagabile soddisfazione di aver migliorato
la società.
Certo, mi mancherà, lui che timido (sì,
può sembrar strano ma mio figlio è timido) non usciva mai di casa ora saperlo
via, ma lo so utile agli altri e felice, cosa
posso volere di più”.