Un Doc ancora diviso: si lavora per trovare unione attorno al Botticino

Un Doc ancora diviso: si lavora per trovare unione attorno al Botticino

Angelo Moscarda – È sempre bello ricordarne la qualità e le particolarità genuine, quanto difficile trovare una salda intesa tra i suoi produttori. Stiamo parlando del Botticino Doc, rinomata eccellenza del nostro territorio che è relegato ad una produzione minima, seppur di qualità, anche a causa dei malintesi tra i produttori.

Doc addirittura dal 1968, nominato quell’anno assieme al Chianti, un rosso inimitabile per caratteristiche organolettiche ed eleganza. Neppure il Consorzio volontario per la tutela dei vini “Botticino DOC” e “Ronchi di Brescia IGT” nato nel 1996 è riuscito ad unire i produttori che ora si trovano divisi tra coloro “sono dentro” e quelli che “sono fuori”.

L’area interessata riguarda i comuni di Botticino, Rezzato e alcune frazioni della città. L’assessore regionale Fabio Rolfi ha provato a far conciliare i responsabili della produzione come ha ricordato a Italia in Tavola:

Eviterei di sciogliere il Consorzio, servirebbe invece un forte interesse e coinvolgimento dei 3 comuni. Qui vi sono diversi vigneti e una vocazione molto antica alla qualità. Il territorio deve crederci, ma mancano progettualità. Gli Enti locali devono fare la loro parte come abbiamo fatto rilanciando il consorzio dell’Oltrepò Pavese e il Monte Netto. Perché non creare, ad esempio, una associazione di comuni e cantine per rilanciare un grande vino che nasce sul marmo e fra le cave di marmo? Siamo disposti a intervenire anche finanziariamente a patto che le realtà locali ci credano. Basterebbero 3mila euro per ciascun comune.

Naturalmente anche il sindaco di Botticino, Gianbattista Quecchia, era stato coinvolto direttamente nelle trattative ma anche lui ha riscontrato rivalità ataviche dure a morire.