Michele Scalvenzi-Il mondo delle associazioni è variegato e guai a dire che l’una sia più importante dell’altra, anche perché, a conti fatti, non è proprio così. La gratuità rappresenta così una linea Maginot oltre la quale non esistono etichette da terzo settore se non si entra in un’altra dimensione, quella dell’amore verso l’altro e del dono di sé. “Riportate, come me, la virtù che dona sulla terra, sì riportatela al corpo e alla vita: perché dia un senso alla terra, un senso umano!” esortava Zarathustra (Nietzsche, Così parlò Zarathustra) e allora perché non mutuare questa invocazione ai giorni nostri traducendola in azione ed esempio? Ci si potrebbe chiedere, dunque, da dove deriva l’atto del donare….L’essere umano è programmato biologicamente per il dono? Oppure siamo fatti per soddisfare meramente il nostro ego? E’ inutile negare che la nostra natura affonda a piene mani in alcuni concetti entrati nella cultura occidentale sotto forma di “potenza”, “identità”, “proprietà”, così com’è altrettanto indubbio che la realtà del dono ci appartiene e schiude un altro codice di linguaggio, che non parla solo di sopravvivenza ma bensì di convivenza. Lo spirito di gratuità allora ci permette di leggere i diversi legami che si creano anche tra i membri di una piccola e/o grande comunità. Un dono è prima di tutto un atto di libertà, è una forma di scelta personale verso un proprio simile. Questo desiderio di creare un punto di contatto proviamo a calarlo nelle nostre comunità. Proviamo a farlo immaginando di passeggiare insieme a Claudio Sora per le strade di Rezzato e Virle, sino ad arrivare alla sede di via fratelli Kennedy, in questo coprifuoco interminabile, e parlare con lui di cosa significa fare parte dell’Avis e di cosa dovrebbe spingerci a donare il sangue per altri, soprattutto in questo momento di emergenza. Lui ci risponderebbe che queste cose si fanno per istinto, perché non si tratta solo di riflettere sul valore simbolico del dono, ma anche di metterlo nero su bianco, “tirarsi su le maniche, nel senso letterale della parola…..”. Ecco allora che la gratuità del dono apre ad uno scambio sociale che l’Avis di Rezzato offre ai suoi cittadini da 56 anni, uno scambio basato sulla fiducia, sull’investimento nelle possibilità umane e mai come oggi ne sentiamo il bisogno. Negli anni sono stati circa un migliaio le persone che hanno donato il proprio sangue presso la sezione “Alfiero Barbetta” per un totale di circa 20 mila donazioni nonostante i dati, anche a livello nazionale, registrino cali generazionali e non. “L’obiettivo della sezione, oggi come allora, è quello di trasmettere i valori che stanno alla base dell’ attività avisina” chiosa a braccia aperte il Presidente, come se con quel gesto volesse esprimere tutti quei valori “irrorati” dai donatori e lanciare la sfida alle nuove generazioni. Chiuderei così la passeggiata virtuale con Sora, con un pensiero ai morti di questo marzo maledetto e un altro a ringraziare il cielo affinché l’umanità ci sorprenda sempre con le sue generosità nascoste. Non è solo Rezzato a ringraziare. Evviva l’Avis.


