Abrami Emanuele- Questo COVID-19 sta, purtroppo, colpendoci molto duramente. Il numero delle vittime di questa malattia è già molto alto e, presumibilmente, si alzerà ancora prima che l’emergenza sia del tutto conclusa. La maggior parte delle persone che si ammalano, però, guariscono. Con questo articolo vogliamo allora raccontarvi la storia di uno di questi sopravvissuti: Emanuela Buganza, di Mazzano.
Emanuela (in arte Emy DJ) fa la DJ e la maestra di ballo: una professione che la porta spesso in contatto con numerose persone nei più svariati locali della nostra zona. Fra le prime contagiate gravi del bresciano, Emanuela ha cominciato a non star bene pensando fosse semplice tonsillite. Alla sensazione di placche in gola si è poi aggiunto un altro grave sintomo: la febbre alta (che lei molto raramente ha). Questo la portata a chiamare il medico curante. Nonostante la cura da lui prescritta, la febbre non vuole saperne di calare, e anzi, la tosse va peggiorando e le energie calando. Nonostante al numero verde regionale riferisca, oltre che ai sintomi, d’esser stata in contatto con covid-positivi (il suo capo è purtroppo scomparso proprio a causa di questa tragica malattia poche settimane fa) il ricovero viene scartato come ipotesi in quel momento. Il medico prescrive punture e farmaci, ma dopo qualche giorno Emanuela è in profondo affanno e crisi, e chiama il 112. Prelevata dall’efficiente COSP di Bedizzole, viene immediatamente portata al Città di Brescia.
Lì, anche grazie alla dottoressa anestesista Raffaella Vanzo che si interessa particolarmente al suo caso, viene immediatamente curata. Saturazione a 40, è subito da intubare e portare con urgenza in rianimazione. La radiografia rivela che respirava con circa 10cm di polmone: purtroppo a Brescia non si può ancora trattare un caso tanto grave in questo momento (siamo ai primi di Marzo e i posti erano in quel momento risicatissimi). Per questo viene trasferita all’Humanitas di Rozzano (provincia di Milano), accompagnata dagli straordinari ragazzi della COSP di Mazzano, dove resta in rianimazione per 12 giorni, finché non ha più avuto bisogno dell’ausilio del respiratore artificiale.
Emanuela torna a casa dopo un paio di settimane, non appena riesce a recuperare un pochino le forze. Qui comincia un lungo periodo di auto-isolamento. Deve vivere rinchiusa in camera, per proteggere il compagno, il figlio di 10 anni e il resto della famiglia dalla malattia. 16 giorni di solitudine, nei quali ripensa a tutta la sua esperienza. Anche in ospedale in questi tempi di coronavirus si è soli, e soli si muore, senza poter rivedere i propri cari per l’ultima volta. Nel momento in cui è stata intubata, ha appunto temuto di non uscirne più, di non poter più rivedere la sua famiglia. Un’esperienza che, insieme alle cicatrici lasciate da tubi e aghi, lascia il segno.
Ora, “il mostro è morto”, il virus è sconfitto, e i tamponi negativi. Qualche giorno fa, ci racconta, ha potuto finalmente cucinare qualcosina da sé sintomo di forze che tornano in circolo. La gratitudine di Emanuela va a tutti i medici che l’hanno custodita e curata, ma anche alle realtà locali che hanno profuso tanto impegno per lei. Fra queste, una menzione d’onore va proprio alla COSP di Mazzano, il cui lavoro è spesso elogiato, e a merito: anche nei giorni di ricovero sono infatti riusciti a fare da ponte e passare informazioni utili alla sua famiglia. Sono diversi gli amici o i conoscenti che sono stati ammalati, come sono più di uno quelli che, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Un’altra esperienza che ci conferma ciò che già dovremmo sapere: il COVID-19 non colpisce solo anziani o immunodepressi. Chi gira per strada come se nulla fosse, violando la legge, nella convinzione d’essere immune, va quindi a perpetrare una male invisibile di inaudita grandezza. Azione il cui rivèrbero strazia non solo le persone con cui si entra in contatto, ma anche tante altre, innocenti e sconosciute. Come testimonia la nostra Emanuela, non si tratta di una banale influenza. Si tratta di una malattia letale e soprattutto molto dolorosa e pesantissima da sopportare da un punto di vista fisico.
Emanuela, come tutti noi, pensa a quando si potrà tornare verso la normalità. Nel frattempo, si tiene impegnata: storica volontaria dell’ANP, ha ora ordinato del tessuto in modo da poter fabbricare della mascherine artigianali per tutto il condominio grazie alla sua macchina per cucire. Una soluzione di fortuna, resa però l’unica percorribile visto l’impennarsi dei prezzi della mascherine più proprie e la loro scarsa reperibilità. Il pensiero finale va ancora una volta a tutti quei medici, infermieri e volontari che l’hanno aiutata, seguita, curata, accompagnata e sostenuta, in particolare alle COSP di Bedizzole e di Mazzano, che stanno svolgendo un lavoro ammirevole sotto ogni punto di vista, rendendosi ancora una volta protagoniste necessarie alla vita comunitaria locale.


