Abrami Emanuele-In questi giorni così incerti e difficili, l’attenzione si focalizza, giustamente su quelle categorie sociali la cui salute risulta la più minacciata dal temibile coronavirus COVID-19. Fra questi, in particolare, gli anziani. Non dobbiamo però dimenticarci di tutti gli altri, e, in particolar modo, dei più giovani. In Lombardia le scuole sono chiuse agli studenti da ormai svariate settimane, e con ogni probabilità lo resteranno ancora per qualche tempo. Come stanno vivendo, allora, questa complessa situazione gli alunni e gli insegnanti?
Ne abbiamo parlato col professore rezzatese Claudio Donneschi, docente di lettere presso il liceo Leonardo.
Dalle cronache si legge ormai da tempo che le scuole sono “chiuse”, è la verità o i docenti e il personale amministrativo sta continuando a lavorare?
Dallo scorso 26 febbraio l’accesso agli istituti scolastici è stato vietato per contrastare il diffondersi dell’epidemia, né sappiamo ad oggi quando e se sarà consentito riprendere la normale didattica entro il temine dell’anno scolastico. Ciò non significa che da allora l’attività scolastica sia stata interrotta, ma è stata sostituita da una didattica a distanza che utilizza i canali forniti dalla tecnologia della rete informatica sia per mantenere un collegamento fra i docenti e gli alunni che per consentire gli adempimenti burocratici necessari per le fasi di conclusione dell’anno in corso e di riavvio del nuovo. Riferendomi al Liceo in cui insegno posso dire che di fatto ogni docente si collega con gli alunni delle proprie classi seguendo la scansione oraria delle lezioni previste nella settimana, così come periodicamente effettua on line riunioni di coordinamento e programmazione con i colleghi della classe e con la Dirigenza scolastica. Nel contempo il personale amministrativo svolge da casa tramite internet il lavoro di segreteria, mentre il personale non docente a turno garantisce una presenza nella sede scolastica per eventuali necessità di accesso inderogabili. Parlerei quindi di un diverso funzionamento della scuola più che di una chiusura.
Com’è stata la transazione da lezione a video-lezione?
Sono convinto che in una simile situazione di emergenza sanitaria che ha comportato di fatto un isolamento reciproco, la possibilità di disporre di strumenti di comunicazione a distanza sia stata un’opportunità assolutamente significativa e determinante per il mondo della scuola. Se non avessimo già sperimentato da alcuni anni l’impiego degli strumenti digitali che dispongono di piattaforme interattive questo lungo periodo di sospensione delle relazioni sarebbe stato assai più povero di stimoli e si sarebbe ridotto per la scuola a un lungo periodo di “vacanza” che avrebbe vanificato l’esito dell’anno scolastico. Ciò detto, va comunque riconosciuto che la didattica a distanza ha comportato un ripensamento delle modalità di interazione fra docente e alunni. Non si tratta infatti soltanto di trasferire contenuti mediante un canale digitale , ma di impostare lezioni che possano il più possibile coinvolgere gli studenti e promuoverne la motivazione affidando loro spunti di ricerca e di approfondimento da condividere con la classe. In questo senso abbiamo dovuto rivedere il nostro ruolo di docenti in funzione di un’azione didattica più animativa e di stimolo e meno legata alla trasmissione dei contenuti. Dobbiamo anche tener conto che un’esposizione degli alunni ad un’interazione on line per 5 /6 ore al giorno può risultare alla lunga impegnativa: va quindi variata continuamente la modalità di trasmissione dei contenuti, alternando tempi di connessione con empi di rielaborazione autonoma.
E come hanno reagito gli studenti a questo cambio di marcia? Soffrono la lontananza dall’ambiente scolastico, o riescono a studiare di più visto il minor numero di distrazioni nelle quali rischiano di incorrere?
Per un verso la lezione risulta più concentrata poiché si evitano le interazioni tipiche del rapporto in classe; dall’altro però risulta più difficile l’interazione nella classe fra docenti e alunni e di questi tra loro, che costituisce per me uno dei valori aggiunti dell’esperienza frontale di insegnamento. Da parte mia soprattutto sento la mancanza del cosiddetto feed-back da parte degli studenti, cioè fai fatica a renderti conto se ciò che stai spiegando viene recepito e in che misura. Bisogna ricercare altre modalità per rendere la classe più protagonista del percorso a distanza, lasciando più tempo per il confronto fra gli studenti. Io credo che gli alunni soffrano la mancanza del contesto della loro classe e del loro Istituto, perché la scuola è una comunità che educa anche mediante i rapporti interpersonali, lo scambio di opinioni e le discussioni nel gruppo, i momenti di “intervallo” e di socializzazione.
Alla luce delle recenti dichiarazioni di alcune autorità governative (che paventano la possibilità di una chiusura delle scuole fino a Settembre) quali sono le alternative che come insegnanti vi si prospettano dinnanzi? Riuscirete a spiegare tutto il programma o verranno fatti dei tagli/modifiche?
Non parliamo più di un programma da svolgere, né di contenuti da acquisire in questa fase che probabilmente si protrarrà fino al termine dell’anno scolastico. Ci poniamo invece la finalità principale di mantenere un legame fra la scuola, i ragazzi e le loro famiglie suggerendo percorsi di studio che diano un senso al molto tempo che dobbiamo trascorrere in casa. Dobbiamo far crescere nei nostri alunni un senso di responsabilità e fare in modo che sentano il percorso scolastico come un impegno che vale per il loro futuro, non solo come un obbligo da assumere per far contenti i genitori e gli insegnanti. In questo senso sono del parere che anche la valutazione finale di questo anno scolastico tanto straordinario debba tener conto non solo dei risultati raggiunti, ma soprattutto dell’impegno che ogni alunno ha profuso per riuscire ogni giorno- nonostante difficoltà personali e familiari che di certo segnano quotidianamente le nostre famiglie- a dare continuità al proprio percorso di applicazione e di studio.
In ultimo, le domanderei se ha qualche messaggio che tiene a comunicare ai suoi alunni e alle loro famiglie del nostro territorio
Mi ha colpito nei giorni scorsi un intervento dello scrittore Alessandro D’Avenia che come insegnante sta vivendo la fatica, ma anche la sfida che questo momento rappresenta per tutti: alunni, genitori e insegnanti. Riproduco le sue conclusioni, perché mi paiono esprimere al meglio lo spirito con cui noi tutti stiamo affrontando le incognite e le opportunità che la vita ci riserva ora:
“I ragazzi hanno bisogno di noi per scoprire sé e il mondo, e per inserirsi gradualmente nella storia umana: la loro anima non può farsi da sola. Allo stesso modo noi docenti abbiamo bisogno di loro per scoprire noi stessi e il mondo, perché anche la nostra anima (come quella di tutti gli esseri umani) è in continua crescita.
La testa di un ragazzo è come quella di un fiammifero: si accende e accende, solo se la sfreghi con ciò che ha capacità di innesco (verità e bellezza), per questo le grandi opere (letterarie, tecniche, scientifiche…) fanno «il programma». Noi riceviamo vita solo da chi la vita la sa mettere «a fuoco», chi è «passato» nel mondo e ce ne ha lasciato una mappa: poi sta a noi camminare e aprire nuove strade”.
Ringraziamo infinitamente il professor Claudio Donneschi per il suo tempo e le sue parole, augurando a lui e a tutti gli studenti e i docenti della nostra zona il meglio.


