Abrami Emanuele-Non si può parlare di emergenza COVID-19 senza parlare di (e con) medici. In tutto il mondo così come in tutta Italia gli operatori sanitari si stanno distinguendo per dedizione, eroismo, spirito di sacrificio e di abnegazione. Si può dire lo stesso, anzi, molto di più, osservando lo straordinario lavoro fatto dai medici e dagli infermieri nella nostra zona e nelle nostre province.
Di Coronavirus e dottori de nostro territorio ci parla allora con la dottoressa Maria Grazia Buffoli, coordinatrice della medicina del Gruppo di Mazzano, un’associazione di composta da 6 medici che svolge la propria attività di medicina generale dal 2013. Si tratta di un polo unico di assistenza medica territoriale, con sede presso il palazzo comunale: punto strategicamente connesso con tutte e tre le frazioni di Mazzano. Sua la testimonianza che potete trovare di seguito: una storia preziosa, originale, un’esperienza di chi vive l’emergenza dal suo interno:
“Il 24 febbraio , davanti ad un vero tsunami che aveva travolto ,iniziando il 21 da Codogno , tutta la nostra regione, rivelandosi nella sua particolare impietosa aggressività, abbiamo deciso di cambiare radicalmente le nostre consolidate abitudini e abbiamo deciso di darci una priorità assoluta: proteggere i nostri assistiti dall’infezione da COVID. Abbiamo quindi chiuso l’ambulatorio al libero accesso, evitando permanenza di persone in sala d’attesa, ricevendo i pazienti dopo triage telefonico. Abbiamo organizzato ricezione e distribuzione di ricette avvalendoci dei mezzi tecnologici a nostra disposizione e abbiamo dato massima disponibilità a consultazioni telefoniche e/ o telematiche.
Il 6 marzo , rispondendo di buon grado all’invito del Sindaco e della amministrazione comunale, abbiamo partecipato all’organizzazione del COC, centro operativo comunale, che ha visto nascere una fattiva collaborazione tra medici, protezione civile , servizi sociali e forze dell’ordine, al fine di tutelare le fasce più deboli della popolazione, nonché i soggetti affetti da COVID 19 e i loro contatti, costretti in quarantena.
Mi chiede se ho personalmente mai avuto paura? Certo, i nostri primi casi risalgono al 23/24 febbraio : non avevamo DPI , dispositivi di protezione individuale, ( non che ora sia cambiato molto, a dire il vero), ci siamo trovati in trincea contro un nemico invisibile, sconosciuto e terribile, senza fucili e senza elmetto. Ne abbiamo pagato le conseguenze, anche personalmente,ma non ci siamo arresi e non abbiamo mai abbandonato i nostri assistiti a loro stessi.
A metà marzo il 112 non rispondeva o le ambulanze non potevano raggiungere tutti: è stato quello il momento più terribile, perché i pazienti dovevano avere ossigeno ed era difficile reperire anche quello , dovevano essere strettamente monitorati, tutti i giorni, anche più volte al giorno. Studiare, approfondire, cercare di utilizzare i farmaci migliori a nostra disposizione, consultare Colleghi e specialisti , per essere sicuri di agire bene…
Ora , però, che gli ospedali iniziano a respirare, resta sul territorio un bisogno assoluto di certezze: non abbiamo tamponi o test sierologici a disposizione per sapere se i malati sono guariti effettivamente, se chi é stato contagiato ora non lo é più, se ci sono possibili portatori sani o guariti clinicamente, ma ancora infettanti… Come può una regione come la nostra, una eccellenza per il sistema sanitario nazionale, non avere mezzi per fornire gli operatori sanitari del territorio di mezzi di protezione e di strumenti diagnostici? Finché non avremo mezzi che ci consentano di individuare tra i nostri assistiti chi potrà riprendere tranquillamente a lavorare o ad uscire, rimarremo sempre nel dubbio che tutti i nostri sforzi rimangano vani”
Per restare aggiornati sull’attività di questo straordinario gruppo di medici del nostro territorio, possiamo consultare questo link: http://www.medicinadigruppomazzano.eu/


