Alessia Frassine – Federica Maccarinelli, biotecnologa di Mazzano e ricercatrice all’Università degli Studi di Brescia, sta conducendo un progetto di ricerca dedicato alla salute maschile e alla prevenzione del tumore alla prostata. Federica è stata intervistata anche da Magazine, fornendo preziose informazioni riguardo al suo lavoro e al fenomeno in questione.
In primis è importante chiarire cosa sia il cancro alla prostata. Si tratta di uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile. Dati recenti indicano che un uomo su otto, in Italia, ha probabilità di contrarre la malattia. Quest’ultima ha origine dalle cellule presenti all’interno della prostata che iniziano a crescere in maniera incontrollata. In condizioni normali ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario.
Uno dei principali fattori di rischio per il tumore alla prostata è l’età: le possibilità di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con più di 65 anni. I ricercatori hanno dimostrato che circa il 70 per cento degli uomini oltre gli 80 anni ha un tumore della prostata, anche se nella maggior parte dei casi la malattia non dà segni di sé e viene trovata solo in caso di autopsia dopo la morte.
Tra le principali caratteristiche di questo tumore vi è un’alterata presenza di ferro, essenziale alla vita cellulare. Ciò che la nostra ricercatrice sta cercando di capire, grazie ad una borsa di ricerca di Fondazione Umberto Veronesi, è proprio il legame tra questo elemento e lo sviluppo della malattia.
Durante l’intervista, la Maccarinelli racconta che, generalmente, molte cellule tumorali mostrano una frequente alterazione del metabolismo del ferro che conduce ad un accumulo di metallo nella cellula. Il tutto favorisce la crescita della malattia. Inoltre, spiega che, il sovraccarico di ferro può rappresentare anche fonte di danno nella cellula. Per questo, è da considerarsi un interessante approcio terapeutico contro le cellule trasformate.
Per raggiungere il suo obbiettivo, Federica e il suo team di ricerca, stanno studiando due approcci opposti. Il primo si basa sull’utilizzo di chelanti di ferro. Il secondo consiste, al contrario, nel “sovraccaricare” le cellule di ferro. Gli esperimenti preliminari hanno dimostrato che la riduzione del carico inibisce la proliferazione delle cellule tumorali nella prostata. Il trattamento, combinato con un attivatore di ferroptosi (RSL3) e ferro ammonio citrato, riduce la vitalità delle cellule compromettendone la proliferazione e la migrazione. Dati preliminari dimostrano inoltre che il trattamento con RSL3 riduce la crescita e la progressione del tumore. Un punto di partenza che evidenzia l’efficacia della modulazione del carico di ferro come nuovo approccio terapeutico.
Per approfondire i suoi studi, Federica ha frequentato, per tre mesi, il laboratorio di neuroscienze della Pennsylvania State University. Si definisce una persona particolarmente curiosa ed affascinata dalla conoscenza dei meccanismi biologici e molecolari in ambito medico. La giovane ricercatrice ci tiene a sottolineare come dall’unione di scienza e ricerca nasca la salute, la quale può portare ad un miglioramento della vita.

