Giuseppe Loda – Intervista a Stefano Bandera, bartender esperto di cocktails, ventiseienne, neo imprenditore e proprietario del Link Bar in via Europa 11.
Buongiorno Stefano, com’è stato aprire un locale poco prima della pandemia?
«Emozionante, a sapere che ci sarebbe stata la pandemia avrei aspettato ad aprire il locale. Già si fa fatica con un bar a farsi il giro di clienti, figuriamoci con queste repentine chiusure. Il mercato della ristorazione è già di per sé saturo, quindi avere dei clienti in continua apertura e chiusura è tosto».
Come pensi di riprendere la nuova stagione?
«Spero di riprendere le serate, se proprio non nella normalità almeno con la zona gialla per lavoricchiare. È chiaro che non fai il cassetto di prima, ma «piuttosto di niente meglio piuttosto» e mi auguro che non ci facciano chiudere di nuovo. Ho fatto più giorni di ferie forzate che giorni lavorativi. In caso di estrema emergenza sono d’accordo a chiudere temporaneamente per salvaguardare la salute delle persone in primis».
Hai sentito dell’evento “io apro” lanciato da alcune attività durante questo lockdown?
«Io non ho partecipato alla riapertura dell’evento pubblico “io apro 15/01/2021”. Credo che per il momento non sia la situazione giusta, oltre ai rischi legali che incorrono. Non me la sento, se poi le cose fuori dovessero peggiorare, ricadremo di nuovo nella zona rossa».
Com’è il clima tra i colleghi baristi?
«Siamo nella stessa tempesta, ma non sulla stessa barca. C’è chi sopravvive al naufragio e chi affonda. Poi in aggiunta ci vanno di mezzo gli indotti come i fornitori e venditori. Noi come attività abbiamo investito molto per poter riaprire in sicurezza e stiamo pagando la movida di altri posti».
Quali problematiche sono emerse durante le aperture con restrizioni?
«Durante la prima pandemia è stata dura per le limitazioni del numero dei tavoli e dei posti a sedere. Spesso i clienti ritiravano la prenotazione perché non potevano sedersi con tutto il gruppo numeroso allo stesso tavolo, infastiditi dalla regola «massimo 4 persone con i tavoli distanziati di un metro»».
Hai subito molte perdite? Il Ristori come ha contribuito alla situazione?
«Non posso parlare propriamente di perdite perché ho praticamente sospeso l’attività poco dopo l’apertura in attesa della ripartenza. Il Ristori mi sta dando qualche sollievo, considero che siamo in tanti. Io credo nella mia attività e credo che domani possa andare meglio dal punto di visto sanitario e lavorativo e auguro il meglio anche agli altri. La cosa che mi ha fatto piacere è che la regione Lombardia ha sovvenzionato con un bando le micro-imprese come la mia».
Una sentita testimonianza di un nostro membro della comunità, che come molti altri sta facendo il possibile per realizzare un sogno dopo anni di gavetta in altri locali. Facciamo un augurio a Stefano e attendiamo la prossima riapertura per fare aperitivo gustando degli ottimi cocktails.


