Rezzato digitale: per una comunità più connessa

Rezzato digitale: per una comunità più connessa

Andrea Ferrari – Un progetto tanto impegnativo quanto importante quello di Rezzato Digitale, che nasce dalla necessità di garantire a tutte le famiglie i mezzi per affrontare la didattica a distanza o lo smart working.

Nell’arco dell’ultimo anno, tutti noi siamo stati costretti, con lo scopo di contenere la pandemia, a delle modifiche nel nostro comportamento, modifiche che hanno colpito duramente alcune famiglie della nostro territorio.

La difficile situazione ha spinto la comunità a stringersi, mettendo in moto, a volte in maniera praticamente spontanea, una straordinaria macchina della solidarietà, della quale l’idea di Loris Ballerini è un esempio perfetto.

Dall’inizio pandemia, infatti, è stata subito chiara l’importanza di un accesso a internet e agli strumenti informatici basilari, bisogno che è aumentato nelle settimane e continua tutt’oggi. Le amministrazioni hanno quindi cercato di potenziare le infrastrutture e di creare dei bandi e dei contributi, ma questo non è bastato per tutti.

Loris, di professione programmatore informatico e sposato con un’insegnante, ha pensato di raccogliere quei computer non più utilizzati da privati ed aziende, ripulirli e poi donarli a chi ne avesse bisogno. Così circa un anno fa partiva questo circolo virtuoso, grazie ai collaboratori arrivati da Rezzato Democratica, della quale il progetto è una costola, con la raccolta dei primi hardware donati attraverso amici e conoscenti.

Loris mi ha spiegato quali sono le caratteristiche del suo lavoro, riassumibili in due parole: sicurezza ed efficienza.

La sicurezza, trattandosi di dispositivi elettronici, riguarda ovviamente le normative sanitarie, ma anche l’aspetto spesso sottovalutato della privacy. Può succedere infatti che anche in computer non più funzionanti, i dati personali, o aziendali, siano ancora presenti. Per ovviare il problema, nella quasi totalità dei casi viene sostituito direttamente l’hard-disk. Grazie al balzo tecnologico, che ha reso le memorie molto più veloci e abbastanza economiche, questo intervento permette di dare nuova vita ai computer donati, assicurando al contempo il pieno rispetto della privacy.

L’aspetto dell’efficienza, come si può immaginare, è dato dall’avere ben chiaro quale sia lo scopo degli hardware recuperati, cioè l’utilizzo per la didattica a distanza o, al massimo, per lo smartworking. Devono quindi potersi connettere ad internet, avere dei pacchetti compatibili ad Office e poter utilizzare i principali software di messaggistica e videochat. Non si cerca quindi la creazione di macchine al top della gamma, ma si lavora per creare dei buoni mezzi, con uno scopo specifico, recuperando il maggior numero di unità possibili. La sostituzione dell’hard disk, come spiegato, è il primo passo, seguito da un check delle componenti fisiche. Poi si pensa al software: viene installato Windows 10, più leggero e flessibile dei suoi predecessori, seguito da un programma gratuito compatibile con Office, come ad esempio OpenOffice o LibreOffice ed infine si curano i programmi dedicati alle videochiamate, come Zoom Meeting.

Come possiamo donare? Per una questione puramente organizzativa, tutti i passaggi avvengono tramite il sito internet www.rezzatodigitale.it . Qui possiamo trovare anche una bella sezione dove vengono approfonditi i vari passaggi, oltre alle domande più frequenti, materiale informativo sui programmi e vari articoli che offrono uno spaccato di questa iniziativa, oltre ovviamente alla possibilità di mettersi in lista per un pc. Non essendoci un sistema di graduatoria, le richieste vengono evase semplicemente in ordine cronologico, nella completa buona fede delle intenzioni di chi fa domanda.

Come è facilmente intuibile, il numero di domande supera di molto quello delle offerte, ma Loris pone l’accento sulle decine di persone che hanno donato i loro vecchi pc, sia privati che professionisti, aiutando delle famiglie a risolvere dei potenziali grossi problemi.

Il sistema, ormai testato, non è destinato ad esaurirsi né con la fine della pandemia, né ai confini del Comune di Rezzato. È ormai chiaro che alcuni protocolli introdotti in questi mesi faranno parte della nostra vita per molto tempo, quindi l’idea di poter recuperare dei dispositivi, così preziosi per qualcuno, invece di buttarli ha sicuramente un futuro.