La statua della spigolatrice a Molinetto

La statua della spigolatrice a Molinetto

La frazione o località di Molinetto dista 2,14 chilometri dal comune di Mazzano di cui essa fa parte. Dal 1610 e fino alla metà nel ‘900 un mulino in continua lavorazione ha caratterizzato la frazione: tanto da diventare simbolo per la toponomastica. Nel 2015 il comitato Il nostro Mulino, presieduto da Pietro Marchesini, aveva fatto costruire la grande ruota che oggi vediamo a ricordo del mulino. Il gruppo si occupa della valorizzazione della frazione.

Nel giorno del patrono sant’Antonio da Padova, lo scorso 13 giugno 2021, lo stesso comitato ha inaugurato la statua rappresentante la spigolatrice ora presente a fianco della ruota. L’appuntamento era già in programma da tempo ma sempre rimandato a causa della situazione epidemiologica. Plasmata da Federico Severino e posizionata di fronte della parrocchiale è da molti mesi un nuovo simbolo per la comunità locale. L’artista, classe 1953, bresciano ed attivo da molti anni sul nostro territorio, propone temi ispirati ad argomenti sacri e da tempo ha raccolto consensi da parte della critica e della stampa in tutta in Italia.

La spigolatrice non vuole celebrare solo la memoria delle figure femminili che raccoglievano le spighe con il duro lavoro nei campi dopo la mietitura, ma è una dedica a tutte le donne di Molinetto. E proprio lo scorso giugno la comunità intera si era stretta, nei limiti della normativa vigente, attorno alla nuova inaugurazione con messa, benedizioni e musica della banda.

Il senso d’identità della frazione è vivo e caratterizzato da una bella volontà di cooperare, in grado di coniugare tradizione e nuove forme artistiche per uno slancio verso il futuro. La spigolatrice, poi, è da almeno due secoli simbolo di appartenenza e di legame per il proprio territorio anche grazie alla celebre poesia La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini, più volte citata come esempio risorgimentale:

(…) Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: “Dove vai, bel capitano?”
Guardommi, e mi rispose: “O mia sorella,
Vado a morir per la mia patria bella”.
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: “V’aiuti il Signore!”
Eran trecento, eran giovani e forti,
e sono morti! (…)