Non hanno certamente puntato ad agire sottotraccia i rapinatori che hanno fatto saltare, con ingente quantità di esplosivo, il bancomat della filiale Bcc del Garda di via dei Mille 1 a Rezzato. Pur avendo divelto con successo lo sportello ed essere riusciti a estrarre l’operatore automatico, secondo le ricostruzioni il furto non può considerarsi una grande vittoria per i malviventi.
Il presidente della banca, Franco Tamburini, ha affermato che al interno dello sportello erano presenti poche migliaia di euro. La filiale, poi, da tempo ha aggiornato il sistema di sicurezza che, a seguito di tentativi di scasso, macchia irrimediabilmente le banconote che diventano inutilizzabili. Il timore provocato all’interno della Comunità è stato comunque di grande impatto. La quantità di materiale esplosivo utilizzata, forse eccessiva, ha creato più di qualche turbamento al vicinato e, soprattutto ha provocato danni all’intera struttura della filiale. Quest’ultima si è adoperata per poter tornare operativa nel minor tempo possibile. Il gruppo aveva certamente studiato la palazzina che, essendo costituita solo da uffici, ha permesso di agire indisturbati fino all’agile fuga verso la tangenziale. Le telecamere si sicurezza, comunque, avrebbero ripreso l’intera azione ad opera dei criminali.
La storia delle rapine in banca, però, racconta di incredibili imprese riuscite e scivoloni fallimentari che in alcuni casi sono stati inseriti nei libri di storia.
I rapinatori Banca Centrale Brasiliana, sede di Fortaleza, ad esempio, scesero una via molto più silente il 6 agosto 2005, quando riuscirono ad appropriarsi di oltre 70 milioni di dollari. Gli uomini impiegarono oltre tre mesi per scavare un tunnel lungo circa ottanta metri, che partiva da un’area commerciale che avevano affittato e arrivava fino alla banca. Per diminuire i sospetti finsero di lavorare ad un vivaio. Il colpo fece certamente molto clamore ma per rapinatori la festa di concluse immediatamente: molti furono catturati nei giorni successivi al furto ed altri si ritrovarono a dover pagare riscatti di amici e partenti per sequestri fatti da altre organizzazioni criminali brasiliane.
La più grande rapina, per il valore del bottino, avvenuta negli Stati Uniti d’America fu quella alla United California Bank a Laguna Niguel il 24 marzo 1972. Amill Dinsilo guidava un gruppo composto da suoi nipoti, cognato, fratello e due esperti di allarme. Il valore rubato, al girono d’oggi, equivarrebbe a 172.4 milioni di dollari. Il colpo fu eseguito perfettamente. Quando la polizia collegò l’avvenimento con un altro furto avvenuto nel mese precedente in Ohio, però, si mise seriamente sulle tracce dei rapinatori e dopo averne trovato il quartier generale, abbandonato, identificò tutti i membri della banda analizzando le impronte digitali sui piatti, mai lavati, lasciati a riposare in lavastoviglie. Dinsilo ha auto-pubblicato un libro riguardante eventi chiamato: All’interno del Vault.
L’ultimo grande furto di cui parliamo è realmente entrato a far parte di tutti i libri di storia. A capo del progetto il leader dell’Iraq Saddam Hussein che inviò il figlio, Qusay, a prelevare tutto il denaro presente nella Banca Centrale dell’Iraq il giorno precedente dell’invasione dello stato arabo da parte della coalizione multinazionale guidata dagli Usa nel 2003. Fu prelevato 1 miliardo di dollari che dovettero essere trasportati con alcuni camion. Molto di questo denaro fu poi ritrovato dalle truppe americane nascosto nel palazzo di Saddam inquadrando il fatto come una rapina a tutti gli effetti.


