Convento francescano di Rezzato: rifugiati ucraini ringraziano i frati della preziosa ospitalità

Convento francescano di Rezzato: rifugiati ucraini ringraziano i frati della preziosa ospitalità

Passare dai bombardamenti e dallo sgomento della guerra ucraina alla pace del convento francescano di Rezzato deve essere strato uno straniamento ed un contrasto non indifferenti per i rifugiati tra le mura dei frati.

A dire la verità le esplosioni non hanno del tutto abbandonato le orecchie delle vittime del conflitto ma, per fortuna, quelle che accompagnano le attuali giornate provengono dalle cave di marmo di Botticino.

17 profughi sono ospiti dai primi giorni di marzo. Ovviamente la convivenza con le esplosioni dei lavoratori deve riportare troppo spesso alla memoria i momenti vissuti in patria e la preoccupazione per amici, parenti e conoscenti che non sono al sicuro tra le mura del convento o, addirittura, non sono sopravvissuti al conflitto.

La loro vita è cambiata radicalmente dallo scorso 24 febbraio: data in cui l’esercito russo ha mosso le truppe e ha deciso di iniziare la guerra che da troppi mesi dilania famiglie ucraine. L’aiuto dei frati non si è limitato solo al vitto e all’alloggio: sono state approntate lezioni per giovani ed adulti per riuscire ad imparare il più rapidamente possibile la nostra lingua. La docente è Giuliana Antonelli che ha messo a disposizione la propria esperienza e la propria disponibilità.

I profughi hanno dichiarato congiuntamente al Corriere della Sera:

Quando torneremo in patria, racconteremo che l’Italia è un Paese magnifico, che qui ci sono persone d’oro che ci hanno ospitato.

La difficile lontananza dalle vecchie abitudini non ha cambiato la loro voglia di fare: non hanno intenzione di starsene con le mani in mano. I frati hanno trovato aiuto e collaborazione e, nonostante le prime barriere linguistiche, la nuova piccola comunità si è subito impegnata con riconoscenza e dedizione ai lavori.

Le brutte notizie, comunque, continuano ad arrivare: chi soffre per i propri cari, chi perché vede in tv la propria abitazione o la propria città distrutte dal conflitto. L’attività di aiuto dei francescani è a 360 gradi: si concretizza anche in un sostegno caritatevole e psicologico che mette al centro le persone. Per rompere la routine sono state organizzate delle gite presso il San Barnaba a Brescia e al santa Giulia. Altra destinazione d’eccellenza il Lago di Garda.

Non può mancare un po’ di fusion culinaria tra ricette tipicamente ucraine e la tradizione di prelibatezze del nostro paese. Un altro motivo di divertimento per scordarsi per qualche istante del conflitto prima di tornare a pregare e sperare per l’avvento della Pace.