Nasce l’Unità Pastorale Sale della terra: le parrocchie di Rezzato e Virle finalmente insieme

Nasce l’Unità Pastorale Sale della terra: le parrocchie di Rezzato e Virle finalmente insieme

Logo della nuova Unità Pastorale Sale della Terra di Rezzato e Virle.

Moscarda Angelo – Non una data casuale: domenica 05 giugno 2022, il giorno di Pentecoste, le parrocchie di san Carlo Borromeo, san Giovanni Battista e dei Santi Pietro e Paolo di Rezzato e Virle hanno ufficialmente costituito l’Unità Pastorale chiamata Sale della terra. Bellissimo il nuovo logo svelato durante l’inaugurazione: rappresenta le tre Chiese parrocchiali unite da un grande abbraccio. 

Molto significativo il gesto con il quale è stato svelato il simbolo: ai rezzatesi era stato consegnato del sale colorato che, unito in un teca, ha disegnato il nuovo emblema parrocchiale. Chiaro il richiamo ai passi del vangelo di Matteo:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Matteo 5, 13-16 

La celebrazione, presieduta dal vescovo Pierantonio Tremolada davanti alla grande croce di pietra del Santuario di Valverde, segna una data storica per la vita dei fedeli delle tre parrocchie che già da tempo cooperano in sintonia. Il percorso, iniziato tanti anni fa, ha finalmente trovato la sua conclusione, o meglio, il suo nuovo inizio. Presenti le autorità civili ed una grande schiera di fedeli per la vera festa di unità. Come ribadito dal vescovo: essere uniti non elimina l’identità di ciascuna parrocchia, chiama invece ad essere sorelle in comunione.

Concelebrate, assieme a molti altri altri sacerdoti, il parroco della nuova Unità Pastorale don Stefano Bertoni, già reggente a Rezzato S. Carlo e Rezzato S. Giovanni Battista dal 2018 ed a Virle dal 2019. Con lui anche i tre parroci con cui era iniziato il cammino verso l’Unità: don Lino Gatti, parroco di S. Giovanni Battista fino al 2015 e poi presbitero collaboratore; don Sandro Gorni, parroco a Virle fino al 2019 ed ora presbitero collaboratore Unità pastorale Botticino e cappellano collaboratore dell’Istituto Ospedaliero Poliambulanza e don Angelo Gelmini, parroco Rezzato San Carlo e Rezzato S. Giovanni B. fino al 2018 e poi  vicario episcopale per il clero e direttore Centro Pastorale Paolo VI.

A sinistra il vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada e il parroco dell’unità pastorale don Stefano Bertoni. All’ambone don Daniele Faita: vicario episcopale.

Il percorso era iniziato molti anni fa: il bollettino interparrocchiale ha 25 anni! Altra scelta importante è stata la costruzione dell’oratorio interparrocchiale Don Bosco che dal 2018 ospita i giovani di tutte le tre parrocchie. Dopo anni di lavoro l’unione è stata ratificata. I sacerdoti a disposizione dei parrocchiani in questo momento sono sei e la lunga fase di preparazione ha sicuramente aiutato a vivere la nuova costituzione unitaria come un punto di forza e non come passaggio di debolezza.

Presente alla celebrazione anche don Daniele Faita, vicario episcopale, che ha affiancato le parrocchie nel periodo di preparazione al grande evento ed ha sostenuto tutti i fedeli nell’inizio di questo nuovo cammino.

A seguire la grande festa per tutti i parrocchiani che si sono riuniti numerosissimi ad ascoltare le parole del vescovo. La gioia ha trionfato per iniziare al meglio la vita pastorale come una grande Comunità che accoglie la sfida per il futuro.

IL PUNTO DI APPROFONDIMENTO

Che cos’è un’unità pastorale?

Per sopperire alla mancanza di sacerdoti che possano reggere con una presenza costante il grandissimo numero di parrocchie presenti sul territorio nell’ultimo decennio si è dovuto ricorrere alle Unità Pastorali. Sicuramente l’assenza di vocazioni ha fatto si che la vecchia impostazione (che prevedeva un parroco, quasi sempre un curato e qualche aiutante) non fosse più sostenibile. 

Nella Chiesa si chiama unità pastorale un insieme di parrocchie vicine tra loro e affini per quanto riguarda il tipo di territorio (in montagna, in una grande città, nelle periferie) e le condizioni di vita degli abitanti (per esempio un insieme di piccole frazioni che gravitano tutte attorno ad un unico paese principale).

L’unità pastorale è un nuovo soggetto pastorale, nel senso di nuova figura di parrocchia:
che è riferito a un’area territoriale con caratteri di omogeneità socio-culturale in cui sono presenti più comunità parrocchiali. È impegnato in maniera unitaria e organica in un’azione pastorale condivisa espressa con ministerialità diverse e con la guida di uno o più presbiteri. Ai fini di un’efficace azione missionaria ed evangelizzatrice e di risposta ai problemi del territorio è dotata di una forma strutturata e riconosciuta nel progetto pastorale diocesano.

L’unità pastorale è usualmente guidata da un parroco moderatore.

Tante diocesi, in Italia come altrove, stanno sperimentando questo tipo di organizzazione pastorale per cercare di far fronte ad alcuni problemi:

  • oggi la mobilità delle persone è molto ampia e i ristretti confini delle parrocchie hanno perso quasi del tutto il significato che avevano in passato almeno fino agli anni sessanta;
  • è necessario unire le forze per coordinare meglio alcuni settori della vita pastorale, come ad esempio le attività della caritas, la formazione dei catechisti, la preparazione al matrimonio;
  • il costante calo del numero dei preti rende necessario abbandonare la formula tradizionale per cui in ogni parrocchia era presente un parroco residente; in molte unità pastorali i sacerdoti fanno vita comune in un’unica canonica, per poi andare a servire quotidianamente le diverse parrocchie situate nel territorio dell’unità pastorale.

Sopperire alla scarsità nel numero di sacerdoti, però, non è il vero fine dell’Unità Pastorale che ha nella propria esistenza un nuovo approccio della Chiesa verso i bisogni del territorio. 

Le unità pastorali, difatti, non sono solo “affare dei preti” ma, come le vecchie parrocchie, devono essere vissute da tutto il popolo cristiano per poter davvero ricevere il beneficio del saldo legame con il territorio. L’insieme di persone aiuta le unità pastorali a stare aderenti al territorio e migliorare, insieme, l’attività e la preghiera.