Sondaggio del Punto tra i giovani: cosa è per te la guerra?

Sondaggio del Punto tra i giovani: cosa è per te la guerra?

Abbiamo chiesto a diversi giovani incontrati alle fermate dei bus, in piazzette, ai bar, che cosa ne pensassero della guerra. Di questa in particolare, ma in generale delle guerre. Loro le guerre non le hanno vissute mai, e spesso nemmeno i loro nonni. Un diciottenne di oggi è nato dopo gli anni duemila, e i genitori, con una media di trent’anni alla nascita del figlio, sono nati intorno al 1970, dunque i nonni (una volta i figli si facevano intorno ai vent’anni) sono nati intorno al 1950, 145 con la nascita a 25 anni del primo bambino, dunque conti normali. Questi giovani, che oggi sono maggiorenni, votano, sono persone mature, dovrebbero esserlo, perciò, hanno nonni nati dopo la guerra.

I racconti della guerra li possono sentire dai bisnonni. Ma, è evidente, non tutti, anzi, sono pochi coloro che hanno la fortuna di poter attingere a quel tesoro di ricchezze culturali, di memorie, di ricordi che sono costituiti appunto dai bisnonni.

Ecco allora che alla domanda: che cosa è per te la guerra, la prima impressione che ci siamo fatti è che i giovani non sappiano cosa sia la guerra. Hanno idee vaghe e contraddittorie.

Di guerre ne han sentito parlare, certo, ma mai dai protagonisti. Semplicemente sui libri di storia. Dove più che le guerre si studiano le battaglie, gli atti di guerra, le azioni militari. È molto, molto diverso.

Le guerre non le “fanno” soltanto coloro che sono al fronte, nelle trincee, nei carrarmati, ma anche chi sta a casa e soffre, chi prova la miseria connaturata a ciò che la guerra porta con sé.

La maggior parte, per non dire quasi tutti, ci ha riferito di non temere di dover “partire per la guerra” e quasi tutti hanno espresso la classica locuzione: “Oggigiorno le guerre non si fanno più con i fucili”.

Qualcuno si dice preoccupato per questa guerra per le conseguenze economiche: in primis il carburante e la corrente. C’è chi parla di coprifuoco e assemblamenti vietati, e fa dei paralleli con la pandemia.

C’è chi ride e ritiene che la guerra non toccherà mai l’Italia mentre altri, sforando una preparazione forse frutto di una lezione scolastica, ritengono che qualora la Russia dovesse invadere un paese alleato la risposta della Nato porterebbe allo scoppio di una vera e propria terza guerra mondiale.

Lo spettro delle bombe nucleari aleggia e qualcuno è decisamente spaventato. C’è chi pensa che sia importante riuscire in qualche modo a poter trovare un bunker che possa riparare, e chi invece è certo che una bomba di tale portata avrebbe come conseguenza inevitabile un annientamento della nostra regione. A questo punto interviene un altro ragazzo che bofonchia qualche dato, in parte corretto in parte no, sulle basi militari di Ghedi e sui possibili nessi. C’è chi ha esposto bandiere sul proprio balcone, chi accusa attacchi di panico e chi non si vergogna di pregare. La perdita della connessione internet è vista come una vera forma di povertà e un grande limite alle possibilità individuali, mentre i famosi buoni per fare la spesa durante la seconda guerra mondiale non vengono percepiti come applicabili ai giorni nostri. C’è una ragazza che si chiede e ci chiede se, in caso intervenisse l’Italia, anche le ragazze della sua età sarebbero coinvolte e in che forma, mentre un’altra domanda se il titolo di studio può far da discriminante per il ruolo da svolgere nell’esercito in caso di un attivo conflitto a fuoco.

Possiamo però giungere alla conclusione che per i giovani d’oggi la guerra non è praticamente mai (salvo rare eccezioni, forse esternate più per provocazione che per convinzione) una risposta a problemi internazionali e il rifiuto della guerra parte non legato a una ideologia politica o partitica ma una convinzione generalizzata. Non  si pensa tanto a chi possa aver torto o ragione: la guerra è vista sempre come un fallimento da parte di tutti. Fa riflettere il fatto che, se nella prima e seconda guerra mondiale i giovani si sentivano coinvolti, ora i ventenni sentono tutto quanto gravita attorno a scenari bellici come qualcosa “dei grandi” e infatti urlano: “Lasciateci fuori, non vogliamo la guerra di voi adulti”.

Un dato curioso che emerge è che, rispetto a quanto si sarebbe potuto aspettare cento anni fa, agli inizi degli anni ’20, oggigiorno, pur con il web e l’enorme mole di informazione disponibile, i giovani pensando che anche su questa guerra non venga detta la verità e buona parte di quanto accade veramente viene tenuto nascosto.

Ultima domanda prima di chiudere. Anche questa risposta potrebbe apparire non come si potesse immaginare. Se, infatti, i giovani sono solitamente ottimisti, in questo caso, la maggior parte, anche se ritengono possibile che questo conflitto possa rientrare e risolversi nell’arco di qualche giorno o settimana al massimo, in realtà la possibilità che vengano altre guerre, anche con catastrofi a livello mondiale, pare costituire più di una eventualità remota, quanto piuttosto una possibilità concreta.