Elena Muti – I teatri delle Comunità, soppiantati in larga parte dai centri di cultura di massa come i grandi cinema, hanno vissuto un lungo e radioso periodo di successo nei decenni passati. Luoghi dove le persone entravano a contatto con la cultura ma allo stesso tempo vivevano la compagnia e la partecipazione di tutto il paese. Queste forme di socialità, ormai sempre più rare, erano una resistenza all’individualismo che ha dilagato al nostro tempo.
Anche il CTM di Rezzato, iconico teatro della nostra zona, sta vivendo un momento difficile. E pensare i grandi momenti del passato, quando il suo palco era calcato da nomi importanti come Roberto Vecchioni, i Nomadi, Ligabue, i Litfaba, Paolo Conte, Franca Rame, Dario Fo ed Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel 2018 è scaduta la concessione comunale che ne dava la gestione a Santo Bertocchi, storica guida dell’impianto. Vista l’opportunità l’amministrazione comunale aveva deciso di operare i lavori di manutenzione in previsione da tanti anni.
Come sappiamo, tutti i lavori iniziati prima del 2020 hanno subito gravi ritardi a causa della pandemia, della scarsità delle materie prime e del rincaro dei prezzi. Questo destino ha toccato anche al CTM che, però, sta trovando nuova vita. Come ha raccontato l’assessore Matteo Capra alle pagine del Bresciaoggi:
Abbiamo concluso le procedure tecnico-amministrativa finalizzata all’ottenimento del certificato di prevenzione incendi che è stato rilasciato dal Comando di Brescia dei Vigili del Fuoco con parere positivo. Nel contempo l’Ufficio Tecnico del Comune sta procedendo con le attività necessarie all’ottenimento del certificato rilasciato dalla commissione per il pubblico spettacolo.
Il problema non sono più i lavori: è la presa in carico della gestione dell’impianto. Nessuno, infatti, si è fatto vivo alla gara d’appalto bandita nel 2021 dalla Comunità Montana di Valle Sabbia. Un problema che lascia aperto le fragilità di queste strutture che hanno vissuto gli anni d’oro nei tempi passati. Ora faticano a trovare una loro dimensione penalizzate da tecnologia e concorrenza. Un danno per la Comunità che ha sempre posto in questi punti di ritrovo le basi per la reciprocità e la condivisione.


