Gemma Donati – Il progetto esecutivo per il tracciato Tav Brescia-Mazzano, lungo 10,5 chilometri, è ancora un’ombra senza forma. Inoltre, i costi di realizzazione, già in aumento a causa del caro energia, del caro materiali e dell’attuale inflazione, sono balzati da una stima iniziale di 555 milioni a ben oltre 700 milioni di euro.
Il problema si estende anche ai tempi di realizzazione annunciati. Il direttore investimenti di Rfi, Vincenzo Macello, aveva dichiarato con sicurezza nel luglio del 2020 che i cantieri sarebbero partiti “nei primi mesi del 2023”. Tuttavia, la realtà attuale sembra ben lontana da questa tempistica, gettando ombre sulle precedenti promesse. Non solo manca il progetto definitivo, ma anche i finanziamenti sono assenti, gettando un’incertezza sull’intera realizzazione della tratta. Il vicesindaco di Brescia, nonché assessore alla mobilità, Federico Manzoni, sottolinea che il progetto attuale non è finanziato, complicando ulteriormente la situazione.
Con l’apertura prevista del tratto principale del Tav per Verona nel 2026, durante le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, il problema cittadino rimarrà, costringendo i treni ad alta velocità a percorrere la linea storica, con oltre 200 treni al giorno, escludendo i treni merci. Le previsioni del progetto originario di 70 minuti di percorrenza per la tratta Milano-Verona sembrano sempre più difficili da raggiungere, lasciando dubbi sulla realizzazione completa del Tav Brescia-Mazzano.
Mentre i lavori nel tratto Mazzano-Verona, lungo 48 chilometri, sono già in corso dal 2020, il tratto cruciale che dovrebbe collegare la stazione di Brescia allo snodo di Mazzano è ancora da progettare. Rfi aveva affidato a Cepav Due l’incarico di sviluppare il progetto definitivo, considerando i 6 chilometri di nuovi binari a Brescia, 3,5 chilometri a Rezzato e 0,5 chilometri a Mazzano. Tuttavia, la mancanza di un progetto esecutivo e di finanziamenti adeguati sembra essere un ostacolo insormontabile.
Gli impatti sulla zona sono considerevoli, con la necessità di rifare o allargare otto cavalcavia e abbattere 22 edifici. La questione degli immobili coinvolti, comprese nove palazzine da demolire e 13 immobili non residenziali, complica ulteriormente la situazione. La liquidazione dei proprietari degli immobili è in corso, ma il processo è lungo e complesso.


