Angelo Moscarda – Il progetto di un nuovo sito di smaltimento dei rifiuti a Rezzato, noto come “Castella 2”, rimane un sogno irrealizzato per Garda Uno, l’utility di Padenghe, dopo la recente sentenza del Tribunale di Brescia. I giudici hanno rigettato la richiesta di quasi 50 milioni di euro avanzata dall’azienda, un indennizzo che avrebbe coperto sia i costi sostenuti per l’acquisto dell’area e le spese tecniche sia i mancati guadagni derivanti dalla gestione dei rifiuti.
Il Dibattito Legale
Nel cuore della controversia giudiziaria c’è una “dichiarazione di intenti” datata 2007, attraverso la quale l’amministrazione comunale di allora sembrava favorevole alla realizzazione di un impianto per il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi. Basandosi su questo documento, Garda Uno aveva proceduto con gli investimenti necessari e avviato le pratiche per ottenere l’autorizzazione provinciale. Tuttavia, il Tribunale ha stabilito che tale dichiarazione non costituisce un vero e proprio accordo vincolante, negando quindi qualsiasi base per un risarcimento.
Dettagli della Sentenza
Garda Uno aveva quantificato il danno emergente, relativo all’acquisto del terreno e alle spese tecniche, in 13.990.000 euro, mentre il lucro cessante, ovvero i profitti non realizzati dall’operazione della discarica, era stato stimato in 33.049.000 euro. Il totale di quasi 50 milioni di euro è stato giudicato infondato dal Tribunale, che ha sottolineato l’assenza di accordi concreti e definitivi con il Comune di Rezzato per la realizzazione della discarica.
Ripercussioni e Reazioni
Questa decisione segna un punto fermo nella lunga disputa legale tra l’utility e il Comune, con significative implicazioni per il futuro della gestione dei rifiuti nella regione. La comunità locale e gli ambientalisti esprimono sollievo per la sentenza, vedendo in essa una vittoria per la tutela ambientale.


