Matilde Spina – Alla PinAC di Rezzato, il nuovo anno si apre con un cambio di prospettiva che sorprende e conquista. A guidare il pubblico non sono curatori, critici o storici dell’arte, ma un gruppo di bambine e bambini tra i 6 e i 12 anni che, durante le vacanze di Natale, hanno progettato e allestito una vera mostra dentro il museo. Il risultato è Storie da vivere. Un foglio bianco però a colori, un’esposizione che ribalta le regole tradizionali e mette al centro lo sguardo più libero e creativo che ci sia.
L’iniziativa nasce all’interno del progetto Se amore guarda. Il patrimonio culturale attorno a me, che nei mesi di novembre e dicembre ha coinvolto non solo bambini e ragazzi, ma anche adulti e anziani, in una serie di laboratori diffusi. Un percorso che ha messo in dialogo generazioni diverse, intrecciando esperienze, memorie e modi di vedere il mondo, tutti confluiti nelle opere oggi esposte. Per la prima volta, questi pubblici si ritrovano insieme nello spazio della PinAC, chiamati a riconoscersi in un racconto collettivo costruito attraverso immagini, colori e storie.
La vera novità, però, è il ruolo affidato ai più piccoli. Non si sono limitati a produrre lavori artistici, ma hanno deciso cosa esporre, come disporlo nello spazio e soprattutto come raccontarlo. Questa volta, infatti, non sono gli adulti a spiegare le opere dei bambini: sono i bambini a guidare i visitatori dentro il loro modo di vedere l’arte e il museo. Un ribaltamento che rende l’esperienza più diretta, più autentica e sorprendentemente profonda.
Il lavoro di curatela, coordinato da Martina Torri, si è trasformato in una mostra a tutti gli effetti, capace di occupare gli spazi della PinAC con uno sguardo nuovo. Il titolo, Storie da vivere. Un foglio bianco però a colori, riassume bene lo spirito dell’esposizione: un museo che diventa pagina aperta, pronta ad accogliere segni, idee ed emozioni di chi lo attraversa, senza schemi rigidi o percorsi obbligati.
L’apertura ufficiale è stata sabato 10 gennaio 2026, giorno in cui il pubblico ha incontrato dal vivo i piccoli curatori e ha iniziato a scoprire un museo raccontato dal basso, con parole semplici e immagini potenti. Un modo diverso di fare educazione al patrimonio, che non passa solo dalla spiegazione, ma dall’esperienza diretta e dalla condivisione. La mostra è anche un invito a guardare la PinAC con occhi nuovi, a lasciarsi guidare da chi, per età e spontaneità, riesce ancora a vedere ciò che spesso gli adulti danno per scontato. Un progetto che dimostra come il museo possa essere uno spazio vivo, aperto e capace di parlare a tutti, partendo proprio dai più piccoli.


