L’aspetto sicuramente meno conosciuto della caccia, che spesso viene additata negativamente a causa delle implicazioni etiche tipiche delle argomentazioni dei suoi detrattori, è la salvaguardia ambientale. L’attività venatoria non si occupa, banalmente, di sfoltire in modo inumano la fauna locale, superficialmente e incontrollatamente, come poteva invece avvenire più di mezzo secolo fa, quando le generazioni dei nostri nonni e bisnonni cacciavano per sostentamento e, per la maggiore, con strumenti attualmente illegali. Per intenderci: non tutta la caccia è bracconaggio. Esiste una caccia sostenibile, assiduamente monitorata, attenta alle esigenze dell’ambiente e continuamente volta alla tutela proprio della fauna e della flora locale.
Sul territorio di Rezzato è attivo il Gruppo Cacciatori di Rezzato, che sul Monte Regogna (e non solo) da 25 anni monitora i sentieri e li tieni vivi. Chiunque sia abituato a frequentare le montagne del territorio e, più in generale, abbia familiarità con la vita boschiva, sa bene come i sentieri, se non continuamente battuti, vengano divorati dalla natura in tempi brevissimi. In questo senso, i cacciatori sono i veri fautori della vita della montagna, con la loro costante opera di presenza e di osservazione, braccio destro di tutte le associazioni, come gli Alpini e l’Antincendio, che hanno a cuore la vita e la salvaguardia dei nostri monti.
A Rezzato, da oltre un quarto di secolo, l’attività silenziosa dei cacciatori ha consentito di preservare la viabilità boschiva, la pulizia dei sentieri. Sul Monte Regosa è stato allestito un ricco percorso didattico dedicato alle scuole, in cui, tramite delle installazioni realizzate in legno, vengono presentate le varie specie di piante e di animali che popolano il territorio. Un percorso utile per tutti, che valorizza l’unico patrimonio naturale a nostra disposizione: la montagna.
E’ una grande fatica, ma si tratta anche di grande passione. Ma un nostro lettore, che ci ha presentato la situazione attuale del territorio, non capisce il grande accanimento contro “l’arte” venatoria: “la gente dovrebbe capire che la caccia non è un danno per il territorio, ma una risorsa importante tramite la quale la vita del bosco viene accompagnata e regolata”. Purtroppo, però, pare non ci sia un vero ricambio generazionale. Il Gruppo Cacciatori, dalle originali 400 persone, ne vede continuare l’attività solamente un centinaio. La maggior parte sono anziani, e non sempre possono svolgere i loro compiti con la vivacità e la tenacia della giovinezza.
La caccia si estinguerà per conto proprio? Se succederà, chi si occuperà di battere i sentieri nascosti, i sentieri perduti, i sentieri che tanto bramano perdersi e cancellarsi nel groviglio incomprensibile dei rami e delle pietre. Quando non ci saranno più i cacciatori, vividi e attenti occhi dei boschi, chi preserverà quella che Osip Mendel’stam, nei suoi “Discorsi”, chiamava “la verde via d’Italia, i sentieri dei caprai su cui la voce degli italiani aveva imparato a contare i passi, misurare il ritmo, passo poetico, del proprio paese”.


