Intervista ad Alberto Caldera, un adolescente di Mazzano

Intervista ad Alberto Caldera, un adolescente di Mazzano

Di Abrami Emanuele

Com’è andata la quarantena sinora? L’hai vissuta da solo o eri in compagnia di qualcuno?

Ho avuto la fortuna di vivere questo periodo di quarantena con la mia famiglia quindi non ho sofferto di solitudine, ma è stato comunque  un periodo abbastanza difficile: in primis era presente un po’ d’ansia per la situazione e le incertezze che essa presentava, ma in particolar modo la cosa che mi è pesata di più in assoluto è stato il non poter andare a fare una passeggiata. Adoro camminare ovunque, in città e sui monti, anche quando sono stanco e non ho voglia di fare altro quindi il fatto che per un certo periodo di tempo questo mi sia stato vietato, non mi ha fatto affatto bene.

Qual’è la prima cosa che ti piacerebbe fare appena torneremo alla “normalità”?

Tra le molte cose che desidero fare una volta finito questo brutto periodo è sicuramente uscire con gli amici che non vedo da parecchi mesi e riallacciare i rapporti che sono andati ad incrinarsi a causa della distanza prolungata.

Tutte ombre o anche qualche luce in queste settimane di quarantena? Sei per caso riuscito a fare qualcosa di nuovo?

Ci sono anche dei lati positivi in questo periodo: io, che adoro vedere il bicchiere mezzo pieno nelle cose, ho sfogato la frustrazione del dover rimanere a casa esercitandomi in piccoli allenamenti per mantenere il più possibile la forma fisica. Facendo uno sport come Judo e non potendo praticarlo nemmeno adesso che è iniziata la fase due, mi sono dovuto arrangiare in qualche modo. In più ho aperto i miei orizzonti letterari: ho smesso di leggere i libri e ho ricominciato a scriverne uno tutto mio, una passione che avevo abbandonato da tempo.

Parliamo di scuola e video-didattica: come sta andando?


Lo studio ovviamente è sempre presente: volente o nolente ho dovuto affrontare la realtà delle videolezioni e delle interrogazioni online e devo dire che me la sto cavando discretamente (anzi penso di studiare di più rispetto a quando andavo normalmente a scuola) tuttavia questo metodo, abbastanza innovativo sul fronte scolastico presenta comunque dei difetti: fra questi quello che mi penalizza di più è sicuramente quello del passare delle ore davanti allo schermo. Ogni mattina in media facciamo 4-5 ore di fronte al computer tra le varie videolezioni e spesso un risvolto negativo è che dopo gli occhi fanno male.

Questa esperienza ti ha cambiato? Secondo te, come?


Questa esperienza sicuramente mi ha cambiato perché, pur non avendo avuto nessun caso in famiglia, ho capito che la vicinanza alle persone che ami è fondamentale anche per un qualsiasi adolescente che cerca l’indipendenza, soprattutto perché spesso basta un gesto o una parola per rovinare un rapporto o per lo meno, incrinarlo. 
Per il resto cerco di vivere la mia vita, seguendo il motto “sii l’eroe della tua storia”, con quindi un piccolo di indipendenza ma anche con tanta tanta voglia di creare un proprio futuro con l’aiuto delle persone a cui si tiene.