I sondaggi del Punto, per quanto noi si cerchi di realizzarli nel modo più accurato possibile, non hanno pretesa di infallibilità. Tuttavia restituiscono un interessante spaccato della nostra società, intesa proprio come popolazione dei nostri paesi nei quali viviamo.
Abbiamo chiesto, a persone di diverse età, professioni, sesso, ecc di dirci oggi, nel 2022, cosa pensano dell’abbigliamento e cosa è più importante.
Le risposte sono state curiose. Innanzi tutto, cosa assolutamente non scontata, moltissimi intervistati hanno affermato di pensare ad un abbigliamento eco-sostenibile e di considerare anche questo fattore nel momento dell’acquisto di un capo.
Un altro punto interessante riguarda le “firme”. Circa la metà delle persone ritiene importante riuscire a potersi permettere qualcosa “firmato”, mentre l’altra metà non bada alla firma.
Paradossalmente si dà molta importanza invece al colore, dato che quasi tutti, se dovessimo dare una percentuale diremmo l’80% delle persone ritiene che il colore sia fondamentale nella scelta di un capo d’abbigliamento.
Attenzione, attenzione, il primato lo riveste però la comodità e la praticità. Se dunque, forse, qualche decennio fa, si riteneva che il vestito fosse fondamentale per comunicare uno stato di appartenenza sociale o un formalismo atto a farsi rispettare, oggigiorno, in un’epoca decisamente più “easy” si pensa innanzi tutto a star bene con se stessi.
Praticamente lo stesso risultato della comodità è dato dall’importanza del prezzo e del materiale, due parametri sui quali ci si concentra allo stesso modo.
Leggermente meno lo stile, del tipo: meglio un capo che piaccia un poco di meno ma che sia più comodo, con un prezzo rapportato alle proprie disponibilità e composto dalla materia che ci aggrada.
Pare dunque che l’antico adagio: “L’abito non fa il monaco” sia sempre più radicato, non per nulla sono sempre meno, ad esempio, gli uomini che portano la cravatta e sempre più quelli che non la indossano neppure il giorno del proprio matrimonio. Oltre tutto è cambiato lo stesso concetto di eleganza, che non è più sinonimo di classicità, come succedeva fino a qualche anno fa: si può essere eleganti e sportivi allo stesso tempo, così come si può essere sciatti con un tailleur.
I giovani poi, con l’avvento dei social e degli influencer, sembrano seguire meno la moda in quanto tale e più modelli di riferimento, persone, e semmai seguire poi il gusto delle persone che vengono apprezzate.
Un aspetto “filosofico” potrebbe essere legato al fatto che sempre meno persone hanno un proprio “stile”, ma, esattamente come si vivono molte vite, così ci sono molti stili in base non solo alle persone con le quali ci si trova ad avere a che fare, ma anche, con le stesse persone, in base ai posti e anche agli orari.
Degno di nota che, parlando di abbigliamento, spesso il discorso sia caduto sui profumi, su braccialetti, scarpe come caratterizzanti l’abbigliamento, oltre all’abito in sé.
Se poi, nelle generazioni passate, un po’ un chiodo fisso era quello della quantità di abiti per non dare l’impressione di portare sempre lo stesso vestito, oggigiorno, invece, non è necessariamente il numero di capi ad essere fondamentale ma piuttosto meno, ai quali tra l’altro ci si affeziona di più, e che sappiano rappresentarci al meglio. Dunque da sfatare l’idea che gli anziani siano abitudinari e i giovani amino sempre cambiare. Gli anziani ci hanno confidato che, anche senza particolari possibilità economiche, comprano qualche abito, anche poco costoso al mercato, per esempio, per cercare di dare un tocco diverso alla giornata e anche senza un reale bisogno. Anzi: due ambulanti al mercato ci hanno riferito che le persone anziane sono le più puntigliose e le più esigenti. Sono sempre gli anziani che, di norma, giudicano dall’abbigliamento e attribuiscono molto peso anche alla stagionalità, trovando ad esempio inopportuna un t-shirt se non in estate. I ragazzi paiono non badare troppo alla “pesantezza” e alla stagione.
Sarebbe interessante sapere se questa tendenza è particolarmente spiccata sul nostro territorio o se si tratta di un costume (perdonateci il gioco di parole!) nazionale diffuso anche in altre regioni.


