Ancora segnalazioni sull’abbandono degli escrementi degli animali

Ancora segnalazioni sull’abbandono degli escrementi degli animali

Il rapporto tra animali e umani è da tempo oggetto anche dei nostri articoli, specialmente per quanto riguarda due aspetti.

Da un lato, non di rado, ci troviamo a dover denunciare episodi di avvelenamento di cani tramite polpette avvelenate o con altri metodi. Autentici crimini mai giustificabili sui quali in passato ci siamo espressi più volte.

Altro tema è quello legato ai detentori di cani che non raccolgono gli escrementi. Spesso, davanti alle abitazioni private, si scorgono cartelli ora curiosi, ora ironici, ora minacciosi, nei confronti dei detentori dei cani che abbandonano i rifiuti dei loro animali nei pressi delle abitazioni. Si tratta di iniziative private, di sfoghi di persone spesso sfinite dal dover raccogliere ciò che spetterebbe ad altri.

Il tutto ovviamente non è relegato ai pressi delle case private, tocca molti altri ambienti, tra cui ad esempio i giardini pubblici dove giocano i bambini.

In questo caso è stato proprio un signore con un cane al guinzaglio e, ben in vista, il sacchetto porta rifiuti che, dopo aver acquistato un quotidiano all’edicola nei pressi della nostra redazione, ci chiede sul marciapiede se siamo quelli del Punto e ci invita a segnalare quanto, negli ultimi due anni, si siano moltiplicati i casi di inciviltà. Non dunque singoli episodi isolati, ma purtroppo un malcostume che coinvolge numerose persone.

L’argomento, infatti, non tocca soltanto chi gli animali non li ha, ma anche chi li detiene ed è educato. Il rischio, infatti, è quello di far passare tutta una categoria per scorretta per colpa di qualcuno.

Anche perché poi il pericolo è quello di provare una disaffezione generale per gli animali quando i cani ovviamente non hanno responsabilità, laddove sono invece coloro che li dovrebbero gestire a doversi prendere cura di loro.

È una battaglia di civiltà, e chi è corretto lo è sempre, anche in questi ambiti, rispettando non solo la legge ma anche cercando di immedesimarsi negli altri e di comprendere come un’azione che si può ritenere superficiale possa avere conseguenze sul prossimo.

Chi vuole essere “più furbo” e cerca di non essere visto in realtà sta danneggiando tutta la collettività e creando un clima disagevole, oltre che consentire alla deturpazione di luoghi pubblici e privati.

Una nota di costume curiosa: a Malnate, un comune in provincia di Varese, è stata creata una banca dati di Dna dei possessori di animali: in questo modo, se qualcuno non compie il proprio dovere circa il recupero delle deiezioni, il test di Dna sulle feci del cane…inchioderà chi, all’anagrafe canina, risulta esserne il legittimo detentore.

 

IL PUNTO DI APPROFONDIMENTO

COSA DICE LA LEGGE

Escrementi del cane: quando diventano reato?

Il Codice penale punisce chi lascia gli escrementi del cane non raccolti in un luogo pubblico (per strada, sul marciapiede, nell’androne di un palazzo, ecc.). In particolare, commette reato chiunque deturpa o imbratta cose mobili altrui con una multa fino a 103 euro. La sanzione, però, va da 300 a 1.000 euro se il fatto viene commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati. In questo caso è prevista anche la reclusione da 1 a 6 mesi. Pena ancora più severa se le feci vengono depositate e non raccolte su cose di interesse storico o artistico: reclusione da 3 mesi a 1 anno e multa da 1.000 a 3.000 euro. Ovviamente non è il cane a commettere reato ma il suo padrone. Il fatto, cioè, che il cane faccia i suoi bisogni per strada non comporta una denuncia. Il problema sorge quando il proprietario dell’animale o chi lo porta a spasso non raccoglie i bisognini con paletta e sacchetto e lascia che il primo sfortunato pedone ci passi sopra. Lo stesso succede con la pipì. Permettere alla nostra mascotte di farla sul muro di un edificio o sulla ruota di un’auto in sosta può essere reato di imbrattamento, così come lasciare i suoi escrementi in giro. Le pene previste, dunque, sono le stesse. Oltre al Codice penale ed al pronunciamento della Cassazione, sull’obbligo di raccogliere gli escrementi dei cani o di lavare la loro pipì si possono esprimere anche i singoli Comuni con delle ordinanze in cui stabiliscono le sanzioni per chi non rispetta i propri doveri.