Abrami Emanuele-L’emergenza COVID-19 ha cambiato tutto, anche il nostro modo di vivere la fede in senso comunitario. Con grande anticipo rispetto alle ordinanze ministeriali, la Chiesa aveva già reagito nell’interesse e nella sicurezza dei suoi fedeli. Sono vietati gli assembramenti di fedeli in chiesa in occasione della Santa Messa. Come vive il cristiano questi giorni di crisi? Ne abbiamo parlato con Parlato con Don Claudio.
Fare comunità in quarantena non è affatto facile. Ci si è mobilitati, soprattutto sui social: dalle messe in diretta sulla pagina Facebook “Oratorio Paolo VI Mazzano”, ai gruppi di Whatsapp dei volontari, dei collaboratori, dei gruppi delle famiglie e dei catechisti. C’è un grande desiderio di stare vicini nel momento della prova. Una prova dura, durissima, che la comunità affronta a testa alta, guidata magistralmente da Don Claudio. Una prova che impone la celebrazione della Santa Messa a porte chiuse, e che si cerca di mitigare diffondendo solo messaggi positivi.
Una delle cose più tristi è proprio non poter stare vicini a chi soffre. Strazia il cuore veder qualcuno stare male da solo, con i parenti e gli amici costretti a stare lontani, per prevenire il contagio. Viene data la benedizione a chi ne ha bisogno, ma a fatica si reisce a lenire il malessere dell’isolamento e della solitudine cronica.
In un clima come questo, anche la celebrazione della Pasqua pare incerta. Don Claudio è ottimista: gli alberi tornarno verdi e i fiori sbocciano, l’aria si fa più calda e profumata. La primavera giunge e così, forse, farà anche la Pasqua. Vediamo come si mette la situazione: se i morti caleranno, se i contagi caleranno, allora, forse, Don Claudio potrà recuperare coloro che completano la sua vita di prete e di uomo. I suoi fedeli. Per ora, bisogna soffrire e continuare a resistere: come scriveva Manzoni, non resta altro che confidare nella Divina Provvidenza, e vivere l’emergenza con un atteggiamento di speranza che vada oltre la contingenza delle situazioni terrene. Questo può anche essere un tempo, e un’occasione, per ripensare bene le nostre vite. Per riscoprire le nostre priorità, mentre vediamo sgretolarsi nella quarantena quelle che ritienevamo le nostre pseudo-priorità. Per ricalibrare i nostri valori di esseri umani e cristiani.
A chi si domanda se non ci sia lo zampino di un Dio intenzionato a punirci per i nostri peccati, dietro a quesa piaga, Don Claudio risponde con una sonora risata. L’uomo avvelena l’uomo, tanto per riprendere ancora una volta il buon Manzoni, quando parla della peste che travolge Milano. Dio ci lascia liberi, e in questa libertà di creature fragili s’insidia un veleno che può prendere il nome di profitto, di potere, di avidità. Un veleno che ci conduce a inquinare aria, acqua e terra per qualche soldo. È quando l’uomo si sente padrone del creato che nasce l’odio fraterno, che sfocia sempre in violenza, piaghe e miseria. Ma, più forte della legge della rivalità, è quella dell’amore. E chi ha fatto l’esperienza di Dio, allora sa che non ci può mai essere Dio dietro a un odio e a un male che è umano, perché Dio è puro amore.
Confidiamo allora in questo Dio dell’amore, e non del masochismo o della punizione corporale, perché la paura e la disperazione non abbiano la meglio e si possa presto gioire, insieme, nella Primavera della Vita.


