Ex-cave, l’opera da concludere

Ex-cave, l’opera da concludere

Andrea Ferrari – Proprio come in un’opera lirica, la narrazione delle cave dismesse è ricca di conflitti, colpi di scena, pause e assoli, con la differenza di non poter spiare il libretto per scoprirne il finale.

L’orchestra siamo noi, i cittadini, che accompagniamo lo svolgersi dell’azione, talvolta sommessamente, talvolta risuonando in tutto il teatro.

Quando il Piano delle Cave venne impostato dalla legge regionale 14, cioè ventitré anni fa, la sensibilità di cittadini e amministrazioni rispetto alle questioni ambientali era molto diversa. Ad aver cambiato il ritmo, risvegliando l’attenzione, è stato sicuramente l’ingresso di alcuni attori, chi interessato all’escavazione, chi all’utilizzo delle zone dismesse.

La necessità di ridurre il fabbisogno di ghiaia, recuperando anche il materiale di sfrido, ha portato i cittadini a consegnare 93 osservazioni in Provincia all’inizio di questo anno. Contro Garda Uno, invece, che intendeva creare una discarica nella porzione di territorio “Ateg25” all’interno del Comune di Rezzato, si è formato un fronte unito da ormai dieci anni. Il progetto del 2011 fu infatti bloccato dalla Regione, poi riproposto nel 2016 con il nome di “Castella 2” bocciato dal Consiglio di Stato, e poi riproposto nuovamente pochi mesi fa, con minime variazioni. La decisione ora è nelle mani della Regione, ma sembra chiaro che le motivazioni contro questa scelta non mancano: le discariche sono necessarie, almeno per ora, ma la destinazione delle ex-cave non può essere quella, avendo una valida alternativa.

Nel 2018 si è alzato il sipario per il vero protagonista, cioè il Parco delle Cave di Buffalora e Sanpolo. Si tratta di un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale), che dovrebbe andare a congiungersi con il Parco delle Colline a nord e con il Parco delle Cascine, in progetto per la parte sud-ovest della città. Un vero e proprio abbraccio verde per la nostra città, che migliorerà la qualità dell’aria e riqualificherà degli spazi ora quasi dimenticati.

Sempre più voci si stanno unendo a questo coro, come il progetto Corna Rossa, la parete rocciosa dell’ex-cava di Virle, con i lavori quasi terminati per renderla un anfiteatro naturale, nel quale passeggiare a piedi o in bicicletta ed assistere ad eventi sportivi e sociali. Diverse zone dismesse delle famose cave di Botticino sono state trasformate in spazi didattici e artistici, accompagnate dai molti esempi presenti in tutta la nostra penisola: da Poggio Berni in provincia di Rimini con il parco dei fossili, passando da Riola Sardo a Oristano con il parco dei suoni, fino alla cava di tufo di Matera con l’installazione permanente dello scultore Antonio Paradiso.

Non che manchino dissonanze fra chi vorrebbe un processo di rinaturalizzazione completo, dove l’uomo semplicemente lasci libero il territorio di svilupparsi naturalmente, e chi vede possibile la creazione di un parco dove le attività umane convivano in armonia con fauna e flora, dissonanze di certo meno dodecafoniche di chi vorrebbe bitumifici e impianti per il recupero di rifiuti pericolosi.

Il ritmo cresce, ogni battuta ci porta sempre più vicini al prossimo atto, consapevoli di non essere spettatori ma membri di questa meravigliosa ed importantissima orchestra spontanea.