Il numero di telefono che ci compare è
strano, non viene dall’Italia. E subito, in redazione, pensiamo a qualche centralino per
offrirci delle promozioni. Invece dall’altro
capo del ricevitore parla un uomo che ci
dirà avere 47 anni. Ci ringrazia perché gli
facciamo da anni pervenire Il Punto in formato digitale, vivendo lui all’estero.
Vuole raccontarci la sua storia. La ascoltiamo volentieri. È tuttavia una storia di
grande dolore. Una separazione, ammette
lui, noi non giudichiamo, ci limitiamo a
riportare quanto ci viene trasmesso, una
separazione, ci spiegava, causata da tanta
superficialità e leggerezza. Lui, infatti, si
era innamorato, come in un classico film,
di una ragazza molto più giovane di lui.
La famiglia di lei ovviamente non poteva nemmeno lontanamente esser messa al
corrente di questa situazione. Oltre tutto
lui aveva due figli. Ma lui non intende minimamente interrompere questa relazione
clandestina e così i due si frequentano di
nascosto, fino a quando la moglie si accorge: “Non entriamo in particolari che non
interessano – taglia corto – fatto sta che
dalla sera alla mattina mi ritrovo cacciato
di casa”. Sì, perché la moglie, oltre tutto,
ammette che sarebbe anche stata disposta
a perdonare la “scappatella”. Il fatto è che
lui le esprime chiaramente di essere innamorato dell’altra. E così inizia per qualche
giorno, dopo aver tagliato i ponti anche
con i propri genitori, a vivere perfino in
macchina. Scene di quelle che si sentono
al telegiornale. Poi la decisione: lasciare
tutto per Moorea (un’isola vulcanica della
Polinesia Francese). Lì, infatti, grazie ai
suoi corsi da sub e alla conoscenza delle
lingue, aveva trovato su internet la possibilità di una occupazione. La decisione,
ammette, presa in una notte, con accanto
la sua nuova compagna. Lasciare tutto e
trasferirsi. Sembrava un sogno. La ragazza,
giovanissima ma maggiorenne, organizza il tutto all’insaputa dei genitori, i quali
verranno messi al corrente soltanto a destinazione raggiunta. Il padre di lei (ci spiega
ridendo, e onestamente non capiamo cosa
ci sia di comico) venne colto da un malore
e fu ricoverato per tre giorni in cardiologia.
“Arrivai con una valigia da turista, su un
conto parallelo, solo intestato a me, ero riuscito a portare diecimila euro, da lì avrei,
anzi, avremmo, dovuto ripartire”.
Ammette che i primi giorni furono di furore, di estasi, quasi che la vita di prima
fosse soltanto una prigione dalla quale era
riuscito felicemente ad evadere. Considerava vita persa quella vissuta fino ad allora
e pensare di vivere in vacanza costituiva un
paradiso terreste realizzato.
Tuttavia presto la distanza dai figli, che
pensava di riuscire emotivamente a gestire con videochiamate a distanza e, una
o due volte l’anno, con degli incontri (o
loro da lui, o lui qui in Italia), diventò ogni
giorno sempre più un peso. La stessa moglie iniziò a mancargli. E anche i propri
genitori, seppur in litigio, non poterli più
sentire non fu qualcosa di poco conto. La
compagna, a sua volta, iniziò a provare
nostalgia per la famiglia d’origine e cercò di convincere i genitori a raggiungerli.
Lui disapprovò: “Ma come, io rinuncio ai
miei figli e tu vuoi con te i tuoi genitori?”
e da lì iniziarono le prime discussioni, che
si acuirono quando lei volle dei figli. Lui
andò in crisi, pensando di non poter avere
i suoi bambini ma di stare sempre con i
figli che avrebbe avuto con la nuova compagna, quasi che ritesse la famiglia con la
sua ex moglie la “vera” famiglia e quella
nuova un surrogato di felicità da non poter
tuttavia compensare il primo rapporto. E
fu così che, stavolta con preavviso e senza
colpi di scena, lei tornò in Italia. Da allora
non la sentì più e quello che doveva essere
un grande amore scoppiò come un palloncino colpito da uno spillo. Lui si rifugiò in
qualche storia poco impegnativa e sempre
meno appagante e ora, a distanza di quattro anni, e senza mai aver più rivisto i figli
(salvo un paio di occasioni in cui ritornò in
Italia) è come se ammettesse di aver vissuto un sogno che, al risveglio, si è tramutato
in un incubo perenne: “Da qui il mio appello. Io parlo per me, non voglio essere
maestro di nessuno. Io poi! L’ultimo che
può dare insegnamenti! Ma davvero, non
credete a chi vuol propagandare una vita
senza impegni, dove si può far tutto basta
seguire il cuore! Io ero convinto di seguire
il cuore, in realtà seguivo una pulsione,
una passione egoistica, il cuore era con
mia moglie, che a distanza di anni non
riesco ancora a chiamare ex, il cuore sono
i miei figli. Invece, in un rigurgito adolescenziale, pensavo di essere immortale e
onnipotente, e mi ritrovo con una terribile
depressione che nemmeno i farmaci riescono a curare e a piangere tutte le notti
pensando ai miei figli che crescono senza
il papà”.
Insiste perché gli venga fatto rileggere
l’articolo prima che sia pubblicato, perché,
continua, il concetto deve essere chiaro:
“C’è questa idea del seguire i propri ideali, di non avere mai rimpianti, che ogni
lasciata è persa, che al cuore non si comanda, che si vive una volta sola, carpe
diem cogli l’attimo e una serie di altri dettami che poi, nel mio caso, mi han portato alla disperazione. Ora mia moglie si è
rifatta una famiglia e i miei bambini non
so se chiameranno papà il nuovo compagno di lei, ma certamente nei fatti è più
padre di me che non ci sono mai. E tutto
per colpa mia, perché mia moglie allora,
appena scoperto il tutto, mi avrebbe anche
perdonato. Ma io, infantile, volevo seguire quello che solo ora so essere stato un
capriccio. Non avrei ascoltato nessuno,
cocciuto come ero, accecato, per quello
abbiamo fatto tutto di nascosto, per timore
che qualcuno avrebbe cercato di farmi riflettere, ragionare, e invece io ero convinto
della mia scelta, al punto da
cambiare vita
in pochi giorni.
Per questo lancio questo appello. Non dico
che dovete vivere per sempre
con una persona
con la quale con
condividete più nulla, ma per ogni scelta
importante prima di tutto consultatevi con
persone che reputate sagge, e non solo
con gli amici o presunti tali che non sempre vogliono il vostro bene, e poi prima di
ogni scelta radicale non solo pensate alle
conseguenze a lungo termine, ma poi attendete un po’ di tempo. Magari un mese o
due vi potranno sembrare lunghissimi ma
pensateci: cosa è un mese o due rispetto
a una vita? Se la cosa è così importante
per voi non cambierete idea nell’arco di
qualche settimana, dunque non temete,
al contrario, avrete modo di valutare con
obiettività, cosa che non ho fatto io”.
Chiude la chiamata dicendoci espressamente chi è per attestare la veridicità del
tutto e anche di quale paese, ma, se possibile, e noi lo accontentiamo, vuole che la
sua storia venga pubblicata su tutte e tre
le edizioni del Punto, primo perché non
vorrebbe essere troppo rintracciato per il
bene dei figli (in questo modo non si sa di
che paese fosse) e secondariamente perché
la sua storia, pur partendo da uno dei nostri
paesi, è istruttiva anche per gli altri.
Io, dopo aver abbandonato la mia famiglia, LANCIO ORA UN APPELLO

