Si tratta di uno sfogo che loro, li chiameremo Simona e Guido, non vogliono
relegare alla rubrica: “Dillo col Punto”,
sapendo che probabilmente già quella
sortirebbe l’effetto sperato. No: vogliono
proprio un articolo che parli della loro
storia, con il giusto risalto proporzionato
al loro dolore.Simona e Guido non possono avere fi gli.
Fin da fi danzati li hanno sognati, desiderati, voluti fortemente. Anzi, data anche
l’età di lei, hanno accelerato le nozze proprio per poter coronare il loro sogno di
genitorialità: da cattolici praticanti concepivano (è proprio il caso di scriverlo)
i fi gli all’interno del matrimonio. Come
tante vicissitudini dell’esistenza, fi n che
non le si vive sulla propria pelle non ci
si fa caso.
Per loro, dunque, sarebbe stato ovvio poter crescere dei bambini. Iniziano dunque
il loro matrimonio con questo proposito
e con questa legittima aspirazione. Già
pensano al colore della cameretta, han già
perfi no preso l’armadio e il lettino insieme all’altro mobilio, sebbene la suocera
di lei abbia scaramanticamente profetizzato: “Non si fa, porta male” ma loro
fanno spallucce alla sfortuna.
Fino a quando, dopo qualche mese, iniziano le frasi tipiche: “Ah, adesso tra un
po’ quando avrete i bambini, cambieranno le
cose” e loro all’inizio
ridevano, sorridevano, accettavano queste
battute con simpatia, si
guardavano, come chi
attende da un momento
all’altro l’arrivo di una
bella notizia, anzi, della
bella notizia per antonomasia.
Poi, con il passare del
tempo, i fi gli non arrivano. E, parimenti,
giungono sempre più insistenti le voci dei
parenti, devi vicini di casa, dei colleghi di
lavoro: “Ehi, ma cosa aspettate? È così
bella la vita con i fi gli”, fi no a battute a
Guido davvero sconsiderate, del calibro
del: “Ma non sai come si fa? Non sei capace?”. Al ristorante c’è chi guarda se lei
mangia il pesce crudo o se beve il vino.
Gli occhi sono puntati su di lei e naturalmente il disagio è un crescendo continuo.
Ogni volta è come se: “Non glielo volessero dire, se per scaramanzia fi no al
terzo mese bisogna tenere tutto segreto”
ma tutti vogliono essere i primi a saperlo
e a cogliere qualche sfumatura da poter
spifferare.
Anche chi, paradossalmente, dice il contrario, non è meno offensivo. Frasi del
tipo: “Massì, si sta bene anche senza,
godetevela fi n che siete giovani, sono le
persone più mature che ci pensano prima
di avere i fi gli”.
Esternazioni che, per chi fa il possibile per averli, certo non fanno star bene.
Ormai Simona e Guido sono due anni e
mezzo che sono sposati e in questo lasso
temporale hanno provato di tutto. Non
stiamo a elencare le procedure mediche,
i viaggi della speranza, i professionisti a
cui si sono affi dati.
Clinicamente sono perfettamente sani,
eppure i fi gli non arrivano. E loro vivono
la loro crocifi ssione quotidiana.
Lei è felice ogni qualvolta una sua amica le comunica di aspettare un bambino.
Lui, pur essendo una persona profondamente buona, non riesce, ha come un
blocco, a incontrare i nuovi nati: scoppia
a piangere in modo incontrollato.
Se una componente psicologica dovesse
avere effettivamente un suo valore, certamente il danno di tutti coloro che stanno
col fiato sul collo e mettono pressione
non può che peggiorare notevolmente la
situazione.
Qualcuno addirittura è giunto a giudicarli apertamente: “Non vi facevamo così
egoisti, non bisogna solo pensare a sé
stessi”. Al di là del fatto che ognuno
dovrebbe pensare per se stesso e che ci
sono mille ragioni per cui una coppia decide volontariamente di non mettere al
mondo i fi gli, ad ogni
modo non è, tra l’altro, il caso di Simona
e Guido che, invece,
soffrono, e soffrono ogni qualvolta
qualcuno glielo ricorda loro, quasi
loro, smemorati,
non contemplassero questa ipotesi che invece è
balenata nella testa di chi
vorrebbe farglielo notare.
Da qui il loro appello: “Lasciateci stare,
continuate a volerci bene e a non giudicarci, così come non dovete giudicare
nessun altro. Se siete credenti come noi,
pregate per noi per il dono della maternità e della paternità”.
Loro non sanno se non avranno mai fi gli
o se è solo questione di tempo, non c’è
una risposta defi nitiva.
Soltanto c’è questo protrarsi insistente
di queste lagne incalzanti che fan sì che,
poco alla volta, loro evitino il più possibile tutti i rapporti sociali con le conseguenze che si possono immaginare.
Pensiamo sia un appello che non tocca
soltanto loro. Sono, infatti, molte le coppie che sono in questa condizione e che
non vanno certamente giudicate e nemmeno incalzate.
Spesso certe frasi escono con incoscienza, con superficialità, ma possono veramente ferire. Dobbiamo tutti sempre starci molto attenti.


